Parlo al Nigra delle vessazioni agl'italiani in Trieste e della necessità di porvi termine. L'Austria ha paura delle ombre. Le dimostrazioni non hanno nessuna importanza, e quando si è forti non vi è motivo di temerle. Però si è forti se le legittime aspirazioni dei popoli vengono soddisfatte. A che inveire sull'Ullman e dargli un'aureola di patriottismo? Egli è bavaro di origine e italiano soltanto per decreto ottenuto sotto Cantelli: è uno di quegli uomini che mutano nazionalità per convenienze personali.
Il processo contro Piccoli è assurdo; lo lascino tranquillo.
Il Nigra conviene che la condotta degli austriaci è inabile, e che gioverebbe a loro non continuare nelle vessazioni poliziesche. Trasloco del console Durando, dandogli però una buona residenza.
A proposito di Trento e Trieste il Conte affermò che fu colpa di Lamarmora se noi non abbiamo il Trentino. L'Austria ce l'avrebbe dato.
Avendogli manifestato le mie idee su Trieste, convenne meco che non ci giovi averla. Approvò la mia dichiarazione sulla necessità dell'esistenza dell'impero Austriaco. È necessario però che l'Austria muti contegno nel suo governo. Non può vivere suscitando le rivalità dei popoli, le quali tosto o tardi produrranno la guerra civile. Il rispetto delle nazionalità, l'uguaglianza dei diritti di ciascuna, devono esser base all'esistenza pacifica dell'impero.
Parlando con Kálnoky della partenza del Papa da Roma, il Nigra ha detto che l'Italia prenderebbe possesso del Vaticano e vi pianterebbe la sua bandiera. È quello che avrei fatto al 1878 se il Conclave si fosse tenuto fuori d'Italia.
Il Nigra mi assicura che a Vienna fidano su noi e che De Bruck manda dei rapporti ottimisti.
Riassumiamo. Tre incarichi: chiedere una politica liberale a Trieste — convenzione navale — convenzione militare.
Prego l'Ambasciatore di assicurare il Kálnoky che non darò alla Francia occasione alcuna che possa servirle di pretesto a rompere la pace. Nessun dubbio che havvi aumento di truppe alle nostre frontiere e che la Francia spia il momento opportuno per attaccarci. Al Vaticano si fanno pressioni perchè il Papa parta; non sono riusciti per l'esitazione di Leone XIII e per l'opposizione del Sacro Collegio. Ma non ne hanno perduta la speranza.
21 luglio. — Il cardinal Hohenlohe, dietro mio invito, è venuto a trovarmi all'1 ½ pom. alla mia casa in via Gregoriana.