È fatto molto gradito e rassicurante in ogni evento, il pregio e l'importanza che qui si attribuisce alla nostra alleanza. Ritengono e dichiarano indispensabile di fronte alla Russia l'alleanza austriaca, ma dicono che non amano l'Austria, mentre amano l'Italia.
Vidi Erbert ieri alle 3 ½ e mi disse che pochi momenti prima era stato a vederlo il conte De Launay con un tuo dispaccio che riguardava la possibile partenza del Papa, per eccitamento specialmente del cardinale Rampolla. Erbert ritiene che questo cardinale, come tuo isolano, deve odiarti più d'ogni altro. Mi disse di avere risposto a De Launay che se si levasse all'Italia questo verme roditore, non lo crederebbe un male. Cosa ne dirà il Principe? Sentirò anche questo, e vedrò se il parere del padre è identico a quello del figlio.
S'intende che ti scriverò non appena da Varzin sarò reduce a Berlino, ma solo di passaggio, perchè non avrei più ragione di fermarmi. Invece, il ministro della Guerra, che s'interessa assai dei nostri approvvigionamenti verso il confine francese, cosa alla quale io potei inesattamente rispondere, desidera che, ritornando in Italia, mi fermi a Francoforte. Di là mi farà accompagnare da un ufficiale a farmi l'idea del come essi sono preparati. Credetti non rifiutare l'offerta trattandosi di 24, o 48 ore di ritardo.
I più cordiali saluti.
Tuo Checco.
Berlino, 24 luglio 1889.
Carissimo amico,
Son reduce stamane da Varzin, ove ebbi una magnifica accoglienza dal Principe e dalla Principessa, dal conte e contessa Rantzau e da Erbert, che mi precedette. Tutti mi parlarono di te con affetto ed entusiasmo e mi incaricarono delle cose più cordiali.
Riassumo i discorsi che ebbi col Principe.
Non crede assolutamente alla possibilità di un attacco contro l'Italia, quale sarebbe indicato dalle tue informazioni ch'io ho riferito. Dice che tale fatto ecciterebbe l'indignazione del mondo civile. La responsabilità di avere provocata la guerra in Europa, con un fatto da briganti (testuale), costerebbe immensamente cara alla Francia. Sarebbe il caso del finis Galliæ (testuale), e ci vorrebbe ben altro che i cinque miliardi del 1871. Aggiunge che dal punto di vista puramente utilitario e materiale sarebbe quasi da desiderarsi questa pazza aggressione. Nelle alte sfere militari in Germania si preferirebbe la guerra subito, od alla prossima primavera, piuttosto che fra due anni, epoca nella quale la Francia avrà al completo i suoi quadri, gli armamenti e le fortificazioni. Ad ogni modo il Principe dice che la Germania sta cogli occhi allerti e colle polveri asciutte. Di fronte a qualunque pericolo, minaccia od improvvisa aggressione, essa da lungo tempo è preparata. In dieci giorni possono invadere il territorio francese 1.200.000 uomini. Gli approvvigionamenti da guerra e da bocca, necessari per un mese a questa immensa armata, sono già preparati nelle città e fortezze lungo il Reno, nella Lorena ed in Alsazia. Tutto ciò dopo essersi premuniti in modo da non temere qualunque attacco dal lato della Russia; colla quale spera ancora il Principe che non si venga ad una rottura, od almeno che possa entrare nella lotta solamente dopo una prima sconfitta della Francia. In questo caso, essendo tutto preparato perchè la prima grande battaglia sia assolutamente decisiva, resterebbe di molto diminuito il peso che la Russia getterebbe sulla bilancia.