Nel corso della conversazione tanto Hohenlohe quanto Sallua riconobbero che la storia della partenza del Pontefice era una scenata che aveva disgustato molta parte del clero contro il Papa.

Hohenlohe il quale disse, quasi dettando, quanto sopra a Pisani-Dossi, crede di avere colla sua lettera cagionato una buona scossa al Papa e di aver reso un servizio al ministro Crispi.»

Berlino 21 luglio 1889.

Carissimo amico,

Sono arrivato da quattro giorni. Prima visita ad Holstein. Seppi che il Principe stava poco bene a Varzin. Il figlio Erbert era tornato dal suo congedo a Berlino, il giorno precedente. Holstein mi osservò che riguardo alle gravi notizie ch'io portavo in tuo nome, il Principe non poteva conoscere che quanto essi stessi gli fanno sapere da Berlino. Riguardo ai provvedimenti da prendere bisognava certamente sentire lui. Gli si telegrafò la mia venuta e lo scopo. Rispose ad Erbert e Holstein che mi dassero qui tutte le informazioni possibili, e che mi attendeva ospite a Varzin domani sera, lunedì. Martedì vi sarà anche Erbert. È un viaggio noiosissimo di 11 ore. Varzin giace a poca distanza da Rugenwalder, sulla costa del Baltico.

Da Holstein fui intanto presentato ad Erbert, al ministro della Guerra generale Verdy de Vernoy (appartenente a famiglia francese protestante, cacciata dalla Francia due secoli or sono) ed al Consigliere di legazione Kaschdau, che accompagnò l'Imperatore in Italia e che con Holstein è depositario alla Cancelleria delle cose più segrete.

Qui sono assolutamente increduli riguardo alle notizie che ho portato, cioè, alla possibilità di un improvviso attacco alle nostre frontiere, a un tentativo di sbarco sulle nostre coste dell'Italia meridionale con due divisioni provenienti da Tolone, ed una da Algeri, etc. Almeno fino ad ora tutte le informazioni che hanno qui dai confini italo-francesi e da Parigi, escludono la possibilità del fatto. Però si telegrafò a Parigi al barone De Huene, maggiore di Stato Maggiore e capo dell'ufficio militare addetto all'ambasciata. È persona intelligentissima e che ha avuto una rara abilità nell'organizzare in tutta la Francia un perfetto servizio di informazioni.

La risposta di De Huene, arrivata stamane, dice che non vi è alcun agglomeramento straordinario di truppe al confine italiano, nè movimento eccezionale nell'arsenale di Tolone. Ripete quanto aveva già detto in un recente rapporto, cioè, che nelle alte sfere militari francesi si è malcontenti del sistema di fortificazioni verso il confine italiano, e che per rimediarvi si intraprenderanno tosto lavori importanti. Ciò accennerebbe a idee di difesa, non di offesa. Le comunicazioni strategiche ferroviarie sono purtroppo ottime, il che darebbe la possibilità di ottenere in brevissimo tempo quell'agglomeramento di truppe che ora non esisterebbe. Le ultime manovre navali allo scopo di studiare la difesa delle coste sul Mediterraneo, lasciarono molto a desiderare. In alcuni punti dove la ferrovia è troppo litoranea si lavora attivamente per deviazioni interne. A Lione, ove ha sede il Comando dell'esercito che dovrebbe operare contro l'Italia, nulla si rimarca di movimento straordinario. Il generale in capo sarebbe Billot. Fu abile ministro della Guerra, ma venne presto allontanato per i suoi principi ritenuti monarchici. Ad ogni modo, a riguardo dell'Italia, sono tutti uguali in Francia, e monarchici, e repubblicani, e boulangisti, e anarchici. A questo proposito permettimi di aprire una parentesi.

Prima di partire da Milano trovai il dep. Mazzoleni, anima candida, tipo da nazzareno, che, in questi tempi, prende sul serio la missione di predicare la pace fra gli uomini. Era reduce da Parigi, ove fu al Congresso della pace e dell'arbitrato internazionale. Messo un po' alle strette, mi confessò, nella sua lealtà, di essere rimasto impressionatissimo dell'avversione all'Italia che trovò in ogni ceto di persone. Andò, con Pandolfi, Boneschi, e non ricordo quali altri deputati, alla Camera per stringere la mano a quei deputati francesi che erano venuti in Italia e che fecero a Milano tante dichiarazioni di amicizia e fratellanza. Ebbene, questi signori che si erano ben guardati dal recarsi alla stazione per ricevere i nostri connazionali, anche alla Camera se ne fuggirono per non lasciarsi trovare. Nell'imminenza delle elezioni, farsi vedere a stringer la mano ad alcuni deputati italiani, per quanto radicali, voleva dire compromettersi cogli elettori, rovinare la propria elezione.

Chiudo la parentesi. — Ebbi l'avvertenza di far ben capire ai nostri amici di qui che se tu eri allarmato per quanto avevi saputo in via speciale e positiva, però, tu stesso ritenevi che un attacco poteva verificarsi solo verso ottobre o novembre. In proposito, Erbert e Holstein convengono che quello che non ritengono possibile ora, possa benissimo divenirlo allora. Credono fermamente che gli uomini ora al potere in Francia non vogliono in questo momento la guerra, perchè occupati esclusivamente a preparare le elezioni, questione per loro di vita o di morte. Solamente l'esito delle elezioni darà l'idea di cosa possa attendersi più o meno prossimamente dalla Francia. Ritengono molto in ribasso il boulangismo, e che le notizie allarmanti che tu hai avuto provengano dalla parte monarchica del partito boulangista che intriga al Vaticano. Ad ogni modo, se chi avrà in mano i destini della Francia dopo le elezioni volesse fare un colpo di testa, qui assicurano che saranno preparati. Anche in questo frattempo, se qualche fatto rimarchevole ed inquietante per noi si verificasse ai nostri confini verso la Francia od altrove, mi disse Erbert che, come all'epoca della questione delle scuole a Tunisi, incaricherebbero l'Ambasciatore di far sapere al governo francese che, come nostri alleati, si interessano altamente di un possibile nostro pericolo, e di fronte a questo sono pronti a sostenerci. Ma di ciò parlerò più positivamente con il Principe a Varzin.