Sua Maestà ha inoltre chiesto al Principe di ritirare un'ordinanza, in forza della quale i Ministri e i Segretari di Stato non possono presentarsi all'udienza dell'Imperatore senza il permesso del Cancelliere. Il Principe ha rifiutato il suo consenso.

Il Sovrano desiderava poi, contro il parere di Sua Altezza, di ridurre allo stretto necessario ì nuovi crediti militari da chiedere al Parlamento, i quali dovranno servire ad aumentare l'artiglieria di 74 batterie. Il Reichstag attuale respingerebbe la legge progettata, e ne sorgerebbe un conflitto che Sua Maestà vuole evitare. I Capi dei Corpi d'armata sono convocati a Berlino per pronunziarsi sull'estremo limite della riduzione.

Infine, Sua Maestà si lagnava che lo si informasse incompletamente intorno agli affari esteri.

Il principe di Bismarck tradì con dei gesti l'impetuosità del suo carattere, e dopo cotesto sfogo di cattivo umore, i suoi occhi s'inumidirono. L'Imperatore conservò la più grande calma durante il penoso colloquio, e separandosi dal suo primo ministro gli disse che aspettava di conoscere il risultato delle sue riflessioni.

Ieri però il generale de Hancke, capo dell'ufficio militare, si recava dal Cancelliere per annunziargli che era atteso al Castello per regolare con Sua Maestà i particolari relativi al suo ritiro. Il principe di Bismarck ha rifiutato di arrendersi a cotesta chiamata ed ha mandato oggi all'Imperatore una Memoria giustificativa.

Il Segretario di Stato chiederà di essere anch'egli dispensato dal servizio quando la notizia delle dimissioni di suo padre sarà data ufficialmente. Il conte di Bismarck agisce sotto l'impulso di un nobile sentimento, poichè non esiste tra Sua Maestà e lui nessun motivo di dissenso circa la direzione della politica estera.

In fondo, la ragione vera della discordia fra l'Imperatore e il Principe sta nell'incompatibilità dei loro caratteri. Il Principe è autoritario, non soffre la minima contraddizione, non sa piegarsi alle transazioni. L'Imperatore, sebbene renda piena giustizia al Principe per gli eminenti servizi resi durante più di un quarto di secolo alla monarchia, alla Prussia e alla Germania, è risoluto a prendere sotto la sua alta direzione la politica interna, come la politica estera, mentre il Cancelliere voleva tenere nelle sue mani le redini del Governo, come le aveva tenute negli ultimi anni del regno dell'imperatore Guglielmo I.

Non si sa ancora nulla circa il successore. Persone bene informate assicurano che l'Imperatore da un mese avrebbe fatta la sua scelta. Comunque sia, niente sarà cambiato nella politica estera. L'Imperatore resta fedele alla triplice alleanza.

Le notizie che precedono mi sono state fornite con raccomandazione di comunicarle personalmente a V. E. Le parole così graziose all'indirizzo di V. E., che sono oggi state dette dal Cancelliere al senatore Boccardo, possono essere considerate come un addio a chi, come Lei, ha saputo meritare l'amicizia e la stima di Sua Altezza.»

I rescritti imperiali del 4 febbraio sul miglioramento delle condizioni degli operai, non erano stati accolti dal principe di Bismarck senza obiezioni. Pur apprezzando il sentimento umanitario del suo Sovrano, il Gran Cancelliere si preoccupava dell'insuccesso cui questi si esponeva, delle speranze difficilmente realizzabili che faceva nascere e della ripercussione che l'iniziativa imperiale avrebbe avuto sulla situazione dei partiti. Egli temeva altresì che nelle elezioni allora prossime per il Reichstag, molti elettori fossero indotti a votare per candidati, i quali sotto la bandiera delle aspirazioni bandite dall'alto dissimulassero i loro principii socialisti e anarchici. Il Principe credeva che si fosse fatto abbastanza pel momento, nel senso di un “socialismo di Stato„, con le leggi relative agli accidenti sul lavoro, alle casse di risparmio, all'invalidità degli operai, e che lo Stato dovesse limitarsi a proteggere la libertà del lavoro, senza intervenire nelle contese tra i padroni e i lavoratori, reprimendo rigorosamente i disordini.