A voi non dispiace il territorio austriaco. Voi venite qui ogni anno, e Gastein, che segna con le Alpi la vera frontiera della Germania, ha per me un significato; può essere anche una predizione....
— Ah! no, voi v'ingannate. Io son venuto qui anche prima del 1866. E poi ascoltate:
Noi abbiamo un grande impero da governare, un impero di 40 milioni di abitanti, con vaste frontiere. Esso ci dà molto da fare, e non vogliamo, per ambizione di nuove conquiste, rischiare quello che abbiamo. L'opera alla quale ci siamo dedicati assorbe la nostra mente ed il nostro tempo.
Noi abbiamo molte difficoltà da superare. Il Re, alla sua età, non può ricevere grandi scosse. Ha fatto moltissimo per la Germania e bisogna che riposi.
Abbiamo, nel nostro territorio, parecchi principi cattolici, una regina cattolica ed anche francese, un clero irrequieto che a tener tranquillo bisogna sottoporre a leggi speciali. Noi siamo interessati al mantenimento della pace. Se ci offrissero qualche provincia cattolica dell'Austria, la rifiuteremmo.
Ci venne imputato che vogliamo l'Olanda e la Danimarca.
Che mai ne faremmo? Abbiamo abbastanza popolazioni non tedesche, per non doverne volere delle altre. Con l'Olanda siamo in buoni termini e con la Danimarca le nostre relazioni non sono cattive. Finchè sarò ministro sarò con l'Italia, ma pur essendo vostro amico non intendo romper con l'Austria.
Al 1860, io mi trovava a Pietroburgo, ma ero con voi di cuore. Seguendo i vostri successi, n'ero contentissimo, perchè i vostri successi convenivano alle mie idee.
Dopo tutto ciò dovrò ripetervi che noi desideriamo voi siate amici dell'Austria. Nella soluzione della questione d'Oriente, si può trovare un accordo, prendendo voi in compenso una provincia turca dell'Adriatico, qualora l'Austria prendesse la Bosnia.
— Una provincia turca sull'Adriatico a noi non basta, non sapremmo che farne.