La Bosnia, come tutta la questione orientale, non tocca gli interessi tedeschi. Se potesse esser causa di dissidi tra l'Austria e l'Italia ce ne dorrebbe, perchè vedremmo combattersi due amici, che vogliamo siano in pace.

Del resto, se l'Austria prenderà la Bosnia, l'Italia si prenda l'Albania o qualche altra terra turca sull'Adriatico.

Io spero che le relazioni del vostro governo con quello di Vienna diverranno amichevoli e col tempo anche cordiali. Nulladimeno, se v'impegnaste contro l'Austria me ne dorrebbe, ma non faremmo la guerra per questo.

A questo punto si apre la porta ed entra il conte Erberto di Bismarck con un fascio di telegrammi. Egli li dà al padre, il quale, dopo averli letti, ordina le relative risposte e l'altro se ne parte.

Quasi immediatamente dopo si presenta la principessa di Bismarck, la quale porta al marito una limonata minerale.

Mi alzo ed egli:

— Mia moglie.

Presento alla signora i miei complimenti. Il Principe beve e la Principessa esce. Rimasti di nuovo soli riprendo la parola.

— Comprendo il vostro contegno verso la Corte di Vienna e lo rispetto.

Permettetemi, però, di farvi osservare che l'unità germanica non è ancora compita. Dal 1866 al 1870 avete fatto miracoli, ma avete molte popolazioni tedesche fuori del territorio dell'impero e certamente presto o tardi saprete attirarle a voi.