Alle 3 ¼ p. sono partito da Monaco. Il conte Rati-Opizzoni ebbe la cortesia di accompagnarmi alla stazione.

Berlino, 20 settembre. — Arrivo a Berlino alle 7,45. Trovo una lettera del dottor Giovanni Valeri, professore di lingua e letteratura italiana della principessa imperiale Vittoria, moglie del principe Federico Guglielmo, erede del trono germanico. Il Valeri, che era venuto personalmente all'albergo nella mia assenza, mi scrive che avrebbe a parlarmi di qualche cosa d'importante e però chiede di vedermi. Lascia il suo indirizzo: Deutsch Haus — Potsdam.

Gli telegrafo che poteva venire in giornata, in quella ora che a lui sarebbe parsa opportuna.

Verso le 11 ant. gli onorevoli Ludwig Loewe e Federico Dernburg, deputati al Reichstag, vengono a nome dei colleghi e dei membri del Landtag a manifestare il loro desiderio di tenere un banchetto parlamentare per me. Consento, lasciando ai medesimi la scelta del giorno.

Il Loewe è progressista, il Dernburg è del partito nazionale-liberale.

Il conte di Launay viene a visitarmi e mi reca due telegrammi del Re. Annunzio al nostro ambasciatore che il principe di Bismarck aveva accolta favorevolmente la proposta di un trattato che accordi ai cittadini italiani in Germania l'esercizio dei diritti civili alle uguali condizioni dei nazionali.

I telegrammi del Re sono uno del 17, in risposta alla mia lettera da Parigi dell'11 settembre, e l'altro del 20, in risposta al mio dispaccio da Monaco.

Il primo è così concepito:

«Merci pour votre lettre, qui m'a fait beaucoup de plaisir parce que je vois que vos idées sont parfaitement d'accord avec les miennes. Je remarque cependant que vous ne me parlez pas des aspirations ministerielles.

«Faites moi le plaisir de me télégraphier si je dois écrire quelque chose au prince de Bismarck, ou si vous ferez de vous-même sans moi. Je vous souhaite bonne réussite dans tout et je me fie entièrement dans votre expérience et habileté. Bien des amitiés