18 settembre. — Alle 9 ¾ del mattino lasciai Wildbad-Gastein, prendendo posto in un carrozzino, il quale in tre ore mi portò a Lend. Il treno non era ancora giunto e bisognò attendere qualche ora alla stazione.

Cotesta di Lend è la ferrovia che viene dal Tirolo e conduce in Germania. Alle 2 p. partimmo; alle 5 p. eravamo a Salisburgo e a Monaco alla mezzanotte. — Scesi all'albergo delle Quattro Stagioni.

Monaco di Baviera, 19 settembre. — È a Monaco un Inviato straordinario e ministro plenipotenziario del Re d'Italia. In verità io non comprendo perchè debba tenersi una rappresentanza diplomatica in Baviera. Dopo la costituzione del grande impero, i principotti tedeschi non hanno più voce in capitolo nella politica europea. I trattati si fanno a Berlino ed il Gran Cancelliere pensa ed agisce nell'interesse di tutti i popoli e di tutti gli Stati tedeschi.

La legazione a Monaco è tenuta dal conte Rati-Opizzoni. Il suo ufficio è una vera «sine cura». Ancora non ha casa e vive in albergo, dove lo trovai. Il foglio prediletto che a lui giunge d'Italia, è l'Unità Cattolica.

Da Monaco telegrafai al Re e al presidente del Consiglio i risultati del mio colloquio col principe di Bismarck.

Al Re, col quale avevo la cifra in francese, scrissi così:

«J'ai parlé avec Bismarck. Il accepte traiter alliance défensive et offensive dans le cas où la France nous attaque. Il prendra les ordres de S. M. l'Empereur pour traiter officiellement.

«Je retourne à Berlin, toujours aux ordres de V. M.».

Il dispaccio all'on. Depretis fu nei termini seguenti:

«Ebbi a Gastein conferenza due ore con Bismarck. Accetta trattare alleanza eventuale, qualora Francia attacchi. Accetta art. 3 Codice Civile quale dimostrazione politica. Rifiuta trattato eventuale contro l'Austria. Questione Orientale non tocca interessi Germania. Prenderà ordini dell'Imperatore onde trattare ufficialmente. — Scrivimi Berlino».