Nonostante questa affermazione del suo diritto, e nonostante anche l'interesse personale a rivelare una pagina della sua vita politica in confronto di avversarii che in ogni modo avevano ostacolato la sua carriera, l'on. Crispi sospese la propostasi pubblicazione; sinchè, divenuto ministro qualche mese dopo, ne dimise il pensiero.

Quell'autentico racconto della missione del 1877 può considerarsi come una prefazione all'opera governativa di Crispi che viene esposta nei capitoli seguenti di questo volume. La concezione che egli ebbe della politica estera necessaria all'Italia, la visione dei nostri interessi e quella degli scopi ai quali tendeva la politica delle grandi Potenze d'Europa, sono delineate in quel racconto, sobriamente, ma lucidamente.

Questo libro non vuole essere la esposizione completa della politica estera di Francesco Crispi, che fu molteplice e riparatrice in ogni campo, e ricca d'iniziative. Esso ne abbraccia più specialmente un periodo, — dal 1887 al 1890, — e di questo si limita ad esporre alcuni dei più importanti avvenimenti che si collegano con l'esistenza della Triplice Alleanza.

La figura del principe di Bismarck, ne' suoi diversi atteggiamenti di fronte all'Italia, acquista singolare rilievo dai documenti nuovi che pubblichiamo; crediamo, anzi, che questi integrino la conoscenza della politica dell'Uomo di Stato tedesco, il cui pensiero verso il nostro paese è stato rappresentato sinora come dominato dalla diffidenza e quasi dal disdegno.

I diarii, costituiti di note gettate giù in fretta e per memoria, alla fine di un colloquio o di una giornata d'intenso lavoro, — sono nella loro sincerità preziosi, sia per i dati politici che contengono, sia per la nozione sicura che dànno dell'intima mente di Crispi.

È superfluo dichiarare che tutto è stato pubblicato con scrupolosa esattezza; qualche reticenza qua e là era doverosa, ma non ci siamo presi la libertà di modificare o di alterare comunque i documenti, i quali dicono quel che dicono. La situazione internazionale, in gran parte cambiata, dà ad essi un valore puramente storico.

Molto altro resta a dirsi, che si dirà.

Roma, decembre 1911.

T. Palamenghi-Crispi.