Il Leonhardt si dichiarò favorevole e promise che si sarebbe adoperato per esaudire i nostri desideri.
23 settembre. — Alle 4 ½ giungono al Kaiserhof gli onorevoli Loewe e Dernburg; e ci rechiamo insieme alla trattoria dell'Europa (Poppenberg), la quale è sita nella strada Unter den Linden (Sotto i tigli).
Il banchetto era preparato nella gran sala, con molta semplicità, ma con vera eleganza.
Vi trovai il conte di Launay, il quale mi aveva preceduto, membri del Reichstag e delle due Camere del Landtag, plenipotenziarii al Consiglio Federale, direttori ministeriali, e sottosegretari di Stato, il Borgomastro di Berlino, artisti, scienziati, giornalisti. Al banchetto era rappresentato ogni partito politico, il nazionale in maggioranza, il progressista quasi al completo, e per la Destra era il sig. Grävenitz.
Appena arrivai, il presidente von Bennigsen fece le presentazioni; e poco dopo ci siam posti a mensa. Il presidente della Camera Prussiana aveva me alla sua sinistra, il conte di Launay a destra.
Venuta l'ora dei brindisi, il signor de Bennigsen si levò e propose un evviva a Guglielmo imperatore ed al re Vittorio Emanuele.
Tutti si alzarono entusiasti, acclamando i due sovrani.
Vi fu un momento di pausa; ed il Bennigsen surse nuovamente, e propose un brindisi in onore del Presidente della Camera italiana. Egli parlò in francese, ed i brindisi, che poscia seguirono, furono quasi tutti in francese.[8]
L'oratore ricordò gli antichi rapporti intellettuali e scientifici fra l'Italia e la Germania. Parlò delle bellezze artistiche e naturali della penisola, le quali in ogni tempo attrassero i tedeschi a visitarla ed esercitarono sui medesimi un predominio morale.
Accennò di volo alle lotte medioevali, ma subito soggiunse che, alle guerre di conquista, succedettero i tempi di pace, nei quali il mutuo affetto fra le due nazioni fu cementato dal vincolo degli interessi comuni.