«La Germania — egli disse — sente per l'Italia una franca e leale amicizia. Le due nazioni hanno le medesime aspirazioni e gli stessi scopi, il mantenimento dell'unità nazionale, lo svolgimento di una costituzione liberale e parlamentare. Esse devono difendere in comune cotesti beni, e devono con la loro unione rendersi prospere all'interno, forti e rispettate all'estero. Così nel presente, come nell'avvenire, l'Italia e la Germania sono interessate a procedere d'accordo.

Saranno pochi in questa sala coloro i quali non abbiano visitato l'Italia, mentre avvien di rado che un italiano giunga fra noi, ed affronti il nostro clima, forse troppo temuto. Quindi è che ci dobbiamo tanto più rallegrare della presenza del nostro ospite.

Nel sig. Crispi, noi onoriamo uno dei più valorosi uomini del suo paese, un uomo animato da un entusiastico amor di patria, eminente per grande avvedutezza politica e per conoscenza di tutto ciò che possa meglio giovare alla terra natia.

Vogliate dunque associarvi a me con un evviva all'unione delle due nazioni, alla gloria ed alla grandezza d'Italia, al Presidente della Camera dei deputati italiani, uno dei più nobili figli del suo paese».

Tutti si alzarono ed acclamarono. Fui quindi anch'io obbligato a parlare e mi dichiarai innanzi tutto dolente di non poter adoperare la lingua tedesca. Ringraziai in nome dell'Italia e dissi che al di là delle Alpi viveva per i tedeschi un popolo di fratelli. Il giorno in cui l'Italia e la Germania si sono rilevate, esse hanno compreso la solidarietà dei loro interessi. Ricordai lo stato dei due paesi dal medio-evo al 1815. L'antico impero non ebbe vera grandezza, fu reazione e dispotismo; il Congresso del 1815 negò all'Italia come alla Germania ogni esistenza politica nel vecchio continente. Fortunatamente il movimento nazionale iniziato nel 1848, dopo infinite prove e sacrifizi, e grazie alle due dinastie che compresero lo spirito del popolo e le tendenze dei loro tempi, ci ha condotto alla costituzione di due nazioni le quali, vivificate all'interno dalla libertà, sono all'estero un pegno di pace per l'Europa.

Il nuovo impero germanico nulla ha da fare con l'antico, la bandiera di Ratisbona fu abbassata; la bandiera attuale è segnacolo di libertà e di unità, e ispira fiducia all'Italia. Conclusi proponendo un brindisi all'Imperatore, rappresentante dell'unità germanica, e alla perpetua amicizia della Italia e della Germania.

Parlarono poi Schulze-Delitzsch; l'ambasciatore d'Italia di Launay, e il borgomastro di Berlino, Dunker, il quale dopo aver ricordato che l'Italia fu madre di civiltà agli altri popoli, propose un saluto a Roma, applauditissimo.

24 settembre. — Alle 11 visita alle carceri correzionali. Divisione dei giovani dagli adulti — gli opifici comuni e le nicchie da letto — la sinagoga e la cappella — le celle ed il lavoro — trenta mestieri — le scuole — la cucina, l'infermeria — gl'impiegati — i soldati di guardia alla porta del carcere.

All'una, visita al principe di Bismarck.

Seguendo il consiglio del barone di Holstein salii all'appartamento del Gran Cancelliere. Appena introdotto, il Principe si levò, ci siamo stretti affettuosamente la mano, ed io: