— Gli affari russi vanno male, e quest'anno la campagna è finita. L'Austria non ha intenzione alcuna di muoversi.
Fareste bene di vedere Andrássy. Troverete in lui un buonissimo amico.
— Permettetemi, Altezza, che or v'intrattenga di un argomento il quale è di vitale interesse per l'Italia.
Pio IX è avanzato negli anni e non tarderà quindi a partire da questo mondo. Avremo forse presto un conclave per la nomina del successore. È vero, che voi, Governo protestante, non siete nella posizione dei governi cattolici per preoccuparvi della futura elezione del romano pontefice, ma nella Germania avete popolazioni cattoliche e clero cattolico e non potete disinteressarvi di quello che avverrà nel Vaticano.
— A me importa poco chi possa essere il successore di Pio IX. Un Papa liberale sarebbe forse peggiore di un reazionario. Il vizio è nell'istituzione, e l'uomo, chiunque esso sia, qualunque siano le sue opinioni e le sue tendenze, poco o nulla potrà influire nell'azione della Santa Sede. In Vaticano quella che domina è la Curia.
— Purtroppo è così, e voi avete dovuto farne la prova nella acerba lotta che avete durato dal 1870 in poi col clero cattolico. Noi italiani ve ne siamo grati.
— Ma io non posso parimenti esser grato al Governo italiano.
Voi avete messo il Papa nella bambagia, e nissuno lo può colpire.[9] Sin dal marzo 1875 noi avevamo richiamato l'attenzione del governo italiano sui pericoli che contiene, per le altre Potenze, la legge sulle guarentigie della Santa Sede.
La questione è rimasta aperta.
— Come saprete, io combattei quella legge quando fu discussa in Parlamento.