— Ed io vi soggiungo che si appoggerà anche sul clero, il quale vorrà la restaurazione del potere temporale del Papa.
— Nissuno di cotesti pericoli possiamo temere dall'Austria, ed a noi conviene tenercela amica. Vado anche più in là: io non voglio neanco presumere che possa divenirci nemica. Del resto, se essa cangerà politica, il che non credo, avremo sempre tempo per intenderci.
— Limitiamoci dunque alla Francia.... Ma su quali basi dovrà essere il nostro trattato?
— L'alleanza dovrà essere difensiva ed offensiva. Non perchè io voglia la guerra, che farò tutto il possibile per evitare, ma per la natura stessa delle cose.
Immaginate, per esempio, che i francesi raccolgano duecento mila uomini a Lione. Lo scopo è manifesto. Dovremo noi attendere che ci attacchino?
— Va bene. Riferirò al Re le vostre idee, e manderemo i regolari mandati per la stipulazione dei due trattati.
— Pel trattato sulla reciprocità nello esercizio dei diritti civili nei nostri paesi, i poteri potrete mandarli a di Launay, per l'alleanza preferirei trattare con voi.
— Va bene. Di questo argomento parlerò a S. M. il Re e prenderò gli ordini suoi.
— Vidi Andrássy, e gli dissi che eravate stato da me, e che il Governo italiano vuol vivere in una buona amicizia coll'Austria. Ne fu lieto e mi incaricò di salutarvi.
Ragionando, gli riferii che l'Italia non vorrebbe che l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina.