Parificazione dei tedeschi e degli italiani nell'esercizio dei diritti civili in ciascuno dei due Stati.
Il Principe fu assolutamente negativo per un trattato contro l'Austria. Lo accolse volentieri contro la Francia, quantunque esprimesse la speranza che quest'ultima Potenza saprà tenersi tranquilla e non vorrà rompere la pace europea.
Anch'io dichiarai che noi nutrivamo cotesta speranza; ma feci riflettere — ed il Principe fu del medesimo avviso — che in caso di un trionfo, nelle prossime elezioni politiche, del partito reazionario, e della possibile caduta della repubblica, il governo il quale gli succederebbe avrebbe bisogno di ricorrere alla guerra per rifarsi delle sconfitte del 1870, e per avere autorità nel suo paese.
In quanto al contegno dell'Austria verso di noi, il Principe se ne disse dolente ed espresse il desiderio che fra i due governi si potesse stabilire un accordo cordiale.
Avendogli intanto fatto osservare, che se dopo il 1866 l'Austria ha bisogno di pace, essa non potrà dimenticare i danni patiti e sentirà, in un avvenire più o meno lontano, la necessità di riprendere la sua posizione in Germania, Sua Altezza rispose voler credere che ciò non avvenga. Una sola ragione vi potrebbe essere di dissidio tra i due imperi, e sarebbe quella in cui l'Austria volesse incoraggiare col suo contegno un movimento in Polonia. L'Austria — disse il Principe — solletica le ambizioni della nobiltà polacca. Nulladimeno — soggiunse — le cose non sono al punto da suscitar pericoli. Lasciatemi aver fede in quel governo. Se venisse il giorno che le mie previsioni fosser deluse, avremmo sempre tempo per intenderci, e potremmo allora stipulare un'alleanza.
La mia convinzione è che il Principe vuol tenersi stretto all'Austria, e parmi poter dedurre dalle sue parole che egli intenda esser d'accordo col gabinetto di Vienna, e vorrebbe che anche noi lo seguissimo in cotesta politica. La lontana ipotesi di una rottura fra i due imperi non mi parve conturbare l'animo di S. A. In quanto all'Italia mi dichiarò francamente che se Essa rompesse con l'Austria se ne dorrebbe, ma egli non farebbe la guerra per questo.
Sulle cose d'Oriente il Principe dichiarò che la Germania è disinteressata e che, in conseguenza, S. A. accetterebbe qualunque soluzione, la quale non turbasse la pace europea.
Immantinenti risposi, che l'Italia non potrà dirsi disinteressata anch'essa. Parlai allora delle voci in corso di mutamenti territoriali e delle proposte russe di far prendere all'Austria la Bosnia e l'Erzegovina onde averla amica.
Sul proposito ricordai le condizioni in cui ci troviamo dopo il trattato di pace del 1866 e come ogni aumento di territorio pel vicino impero sarebbe al nostro paese di danno. Le nostre frontiere, io dissi, sono aperte ad oriente, e se l'Austria si rinforzasse nell'Adriatico noi saremmo stretti come da una tenaglia e non saremmo punto sicuri.
Soggiunsi: «Voi dovreste aiutarci in questa occasione. Noi siamo fedeli ai trattati e nulla vogliamo dagli altri. Voi dovreste domani dissuadere il conte Andrássy da ogni desiderio di conquiste nel territorio ottomano».