Il Principe rispose ch'egli non voleva discorrere con Andrássy di tutto ciò, cotesti argomenti potendo essere dispiacevoli al Gran Cancelliere austriaco. Crede però che un accordo sarebbe possibile e propone, nel caso in cui l'Austria avesse la Bosnia e l'Erzegovina, che l'Italia si prendesse l'Albania, od altra terra turca sull'Adriatico.
Nel colloquio di ieri avendo discorso nuovamente delle varie materie trattate a Gastein, il Principe, mentre ero per congedarmi, mi dichiarò ch'egli aveva parlato col Cancelliere austriaco della nostra opposizione a che l'Austria prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. E soggiunse: «Andate a Vienna. Son sicuro che potrete intendervi col conte Andrássy».
Un viaggio a Vienna è necessario per conoscere meglio le intenzioni dell'Andrássy sul problema orientale e per vedere se un accordo con l'Austria sarebbe possibile. Lo farò dopo essere stato a Londra, dove andrò domani, siccome ho già telegrafato a V. M.
Sulla parificazione dei tedeschi e degli italiani in ciascuno dei due Stati, nello esercizio dei diritti civili, il Principe non fece alcuna obbiezione, anzi l'accolse di buon animo. Il Principe mi parlò di un trattato che la Germania ha con la Svizzera, credo per i cittadini di Neuchâtel, e vorrebbe che lo prendessimo a base di quello che dovrebbe essere stipulato tra l'impero di Germania e il regno d'Italia.
Pel trattato eventuale di alleanza contro la Francia il Principe mi disse che avrebbe preso gli ordini dall'Imperatore. Per quello speciale per l'esercizio dei diritti civili, desidera che sia fatto presto, ed in conseguenza che se ne diano da V. M. i poteri al conte di Launay.
Altri argomenti di minore importanza furono discussi il 17 e il 24 corrente, ma tralascio di parlarne perchè dovrei estender molto i limiti di questa lettera. Ne farò una speciale esposizione a V. M. al mio ritorno in Italia in quella udienza che la M. V. si degnerà di accordarmi.
Sempre agli ordini di V. M., mi ripeto con tutta devozione e con affettuoso rispetto, etc.»
26 settembre. — Visita di congedo al segretario di Stato Friedberg e al ministro di Bülow.
27 settembre. — Prima di lasciare Berlino invio il seguente telegramma:
«a S. M. l'Imperatore Guglielmo.