— No, non ho motivo di andarvi. Vienna e Pesth sono le ultime tappe del mio viaggio. Avevo così stabilito partendo dal mio paese.

Prima tesi: Convenzione internazionale pel godimento dei diritti civili degli austro-ungheresi in Italia, e degli italiani in Austria-Ungheria. In principio non rifiuta, ma senza affermarsi su alcuna delle questioni che vi si riferiscono.

Seconda tesi: Trattato di commercio. Prorogando l'attuale si vorrebbero delle facilitazioni per i vini ungheresi. Avendo io osservato che iniziandosi una discussione, la proroga potrebbe non approdare, Tisza dichiara di voler questa brevissima.

Terza tesi: Accordo tra i due paesi. Risposta: non tutti la pensano come voi nel vostro paese. Osservo che il paese è rappresentato dal Parlamento e dal Governo. Il Parlamento è interprete legale della pubblica opinione. Serietà del regime costituzionale. Tutto in Italia si tratta alla luce del sole: questioni militari e internazionali. Potremo essere attaccati, non attaccheremo mai — I tre imperatori — Questione Orientale — Al 1854 il Piemonte profuse sangue e danari.

— Non fu una cattiva politica.

— Poichè lo riconoscete, dovete comprendere che non ce ne allontaneremo. Del resto, non fu tale quella dell'Austria.

Dichiarazioni di simpatia per l'Italia.

Mi congedo alle 5 meno un quarto.

Il Tisza sembra un presbiteriano. Ha un viso impassibile. Grandi lenti gli nascondono gli occhi. Non discute, sentenzia. Delle questioni di diritto civile si comprende che capisce poco o nulla. Vorrebbe un trattato internazionale europeo. Buono, se fosse possibile; ma è posto innanzi perchè non si concluda nulla.

Alle 5 ricevo la visita del ministro di Giustizia e del suo sottosegretario di Stato. Il Ministro mi dice: