«Nous ne voulions pas que vous quittiez Pesth sans que vous reste une bonne impression de nous».

Pranzo dal Presidente Ghyczy; v'intervengono deputati dei varii partiti e varii ex-ministri: Szlávy (Jórsef) già ministro-presidente — Gorosc, già ministro del Commercio, ora presidente del Club della Destra — Simonyi, già ministro del Commercio — Szapáry, già ministro dell'Interno — Bittò (István), già ministro-presidente — Eber, deputato — Wahermann Mór, deputato — Csernátory, deputato e direttore dell'Ellenor — Falk, deputato e direttore del Pester Lloyd — Zsedénzi, presidente della Commissione di Finanza — Pulszky, direttore del Museo — Kállay Beni, deputato di estrema destra — Hélfy Ignáez, deputato di estrema sinistra, ecc.

Telegrafo al Re: «Conto essere a Torino il 24. Prego V. M. di volermi telegrafare il giorno e il luogo dove potrò vederla. Agli ordini di V. M., ecc.».

Visita ad Andrássy alle 12 e mezza.

Questione dei diritti civili — Trattato di commercio.

— Non mi sono allarmato del vostro viaggio a Gastein ed ho lasciato dire ai giornali.

— Non avreste avuto ragione di allarmarvene perchè il principe di Bismarck ve ne parlò e vi disse quali erano le mie idee. Nulla dissi di cui potreste lagnarvi.

Mi parla della sua politica con l'Italia — Ultramontanismo — vecchie opinioni — non sono nell'interesse dell'Austria-Ungheria. Se fosse stato italiano, avrebbe fatto lo stesso. Necessità ora di tenersi amici e di non turbare l'accordo con esigenze praticamente non attuabili. Non crede ai giornali, convinto della nostra buona volontà. Soggiunge:

— Non sempre il principio di nazionalità è applicabile in tutti i luoghi, nè è norma la lingua a stabilire la nazionalità; non si fa la politica con la grammatica. La nazionalità è stabilita da varii elementi: precede innanzi tutto la topografia, e seguono le condizioni economiche che valgono ad alimentare la vita delle popolazioni. Prendetevi Trieste, se pur noi ve la dessimo, e voi non potreste starvi un giorno: sareste maledetti. Ho una nota su tale argomento, che vi farei leggere se avessi qui, nella quale svolgo questi concetti. E poi, bisogna parlar franco: volete altre terre? Ditelo; è una politica che comprendo. È questione....

— Accordo nei principî. La lingua non è da sola argomento di nazionalità, e se noi la prendessimo a norma dovremmo inimicarci molti Stati e far la guerra. Ora, la nostra è politica di pace. Vogliamo star bene coi vicini, stabilire accordi sulla base degl'interessi e rispettare i trattati. — Non attaccheremo; ci difenderemmo se fossimo attaccati. Fummo rivoluzionarli per fare l'Italia; siamo conservatori per mantenerla. Voi solo potete comprenderci, perchè anche voi foste rivoluzionario.