«J'avais à Rome la conviction d'avoir obtenu votre sympathie et votre estime: vous avez toujours compris, au cours des affaires que j'ai été chargé de suivre, combien souvent ma tâche m'était pénible, et combien aussi je m'efforçais d'y apporter de conciliation et cordialité.... Je [pg!152] n'oublierai jamais nos derniers entretiens qui m'ont si vivement ému; mon eloignement de Rome a été la grande douleur de ma vie diplomatique.»
Il de Moüy era stato il rappresentante di una politica irritante che nel 1888 s'impersonò nel ministro Goblet, del quale lo stesso de Moüy scrisse in un suo libro[26] ch'era «mal preparé, par son caractère raide et irascible, au maniement des choses diplomatiques qu'il traitait pour la première fois; on lui reprochait ses opinions anguleuses et son style peu engageant».
E. Spuller, che succedette al Goblet come ministro degli affari esteri (febbraio 1889) e il Mariani che venne a Roma dopo il richiamo del de Moüy, non riuscirono ad agire contro la corrente ostile che in Francia travolgeva tutti,[27] ma non si [pg!153] astennero da dichiarazioni ch'erano la condanna di quell'ostilità senza misura.
Nel diario dei ricevimenti diplomatici di Crispi, sotto la data del 5 gennaio 1890 è scritto:
«Il signor Mariani mi legge una lettera dello Spuller. Il ministro scrive all'ambasciatore di dirmi ch'egli è rimasto sensibile alle parole da me pronunziate in Parlamento in occasione della legge che aboliva le tariffe differenziali. Incaricò quindi il Mariani di volermi ringraziare.
Lo Spuller desidera che le relazioni fra i due paesi divengano cordiali, ed egli farà tutto il possibile perchè le cose migliorino nel campo economico.
Il Mariani mi lesse una lettera fatta da lui a Spuller contro il corrispondente dell'Havas in Roma. Egli ne rileva il contegno strano, e fa considerare al suo ministro come cotesto sia un metodo che non può riuscire a vantaggio dei due paesi.
Il signor Lavallette, oltre essere qui per l'Havas, è qui pel Matin, di cui tutti riconoscono il contegno ostile all'Italia. Il Mariani vorrebbe che il detto individuo servendo un'agenzia semi-ufficiale, lasciasse di collaborare in un giornale a noi nemico.»
Lo stesso Spuller, ricevendo il 10 ottobre precedente l'ambasciatore italiano a Parigi, aveva inveito «in termini violentissimi» contro il giornalismo francese,[28] e il 4 dicembre seguente non aveva taciuto al generale Menabrea i suoi sentimenti:
«Parigi, 5-12-1889, ore 2.10 s.
Il telegramma del 1.º corr. che mi riferisce la conversazione di V. E. col Mariani, venne da questi confermato allo Spuller, il quale me ne espresse ieri la di lui viva soddisfazione. Egli mi disse essere vivamente contrastato da un partito che lo vorrebbe rovesciare coll'accusarlo di mostrare troppa condiscendenza verso l'Italia a detrimento della Francia stessa. Cionondimeno egli non tralascerà di lavorare attivamente per migliorare i rapporti fra i due paesi e stabilire fra loro un modus vivendi, proprio [pg!154] a soddisfare i rispettivi interessi. Un violento articolo del Figaro di oggi si fa interprete dei sentimenti ostili che sono tuttora attizzati contro l'Italia; tuttavia, contro il gruppo opposizionista, che ci è il più contrario, sorge un nuovo gruppo assai più mite, capitanato da Léon Say, che propugna una politica economica più liberale!
Menabrea.»
Il signor A. Billot, nominato dallo Spuller ambasciatore a Roma alla morte del Mariani, aveva ricevuto istruzioni di adoperarsi ad «appianare ogni screzio». Egli ha narrato in un libro[29] non scevro di prevenzioni, di errori e di reticenze, le vicende della vita politica italiana dal 1881 al 1899. Appena giunto fu informato che il giorno precedente erano stati espulsi dall'Italia i corrispondenti dell'Agenzia Havas e del Figaro (uno, il Lavallette, era appunto quello la cui condotta era stata biasimata dal Mariani) e cotesto atto di rigore gli fece cattiva impressione, sebbene contemporaneamente fosse stato espulso anche un giornalista tedesco.[30] Il Billot manifesta ingenuamente con quale animo mettesse il piede in Roma raccogliendo la malignità che non fosse estraneo alla decisione di Crispi il fatto che quei giornalisti avevano annunziato il fallimento «d'une banque particulière, à la prospérité de laquelle Crispi, disait-on, avait des motifs de s'intéresser. C'en était assez pour motiver leur expulsion!»[31]
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Il nuovo ambasciatore chiese udienza e fu ricevuto il giorno stesso del suo arrivo. L'on. Crispi informava di cotesta visita l'ambasciata a Parigi col seguente telegramma: