«S. E. Crispi,

Roma.

Vienna, 18 maggio 1895.

Caro signor Presidente,

Il conte Kálnoky, nel prendere oggi congedo da me, mi incaricò espressamente di farle sapere come esso porti il migliore ricordo delle relazioni ufficiali e personali che ebbe con Lei. Egli rese in termini commossi testimonianza della lealtà di procedere del Governo da Lei diretto verso Austria-Ungheria, e degli eminenti servizii che Ella rese e rende alla causa della Triplice Alleanza, e a quella, che ne dipende, della pacificazione europea, mediante la sua autorevole e ferma azione all'interno e all'estero. «L'Imperatore, mi disse egli, divide con me questo modo di vedere e posso assicurarvi che il mio successore, interprete della volontà del suo sovrano, seguirà verso l'Italia le tradizioni di amicizia sincera e di fiducia reciproca, che formano uno dei principali legati della mia successione».

Compio l'incarico affidatomi scrivendole queste proprie parole del conte Kálnoky, e aggiungendo soltanto che esse hanno tanto maggior valore, quanto più grande è, per indole, la riserva in chi le pronunziò nell'abbondare in dimostrazioni di tal natura.

Voglia credermi, come le sono di cuore,

Dev.mo amico
Nigra.»

«S. E. Crispi,

Roma.

Caro signor Presidente,

[pg!149]

[ITALIA E FRANCIA.]

[pg!151]

[Capitolo Quinto. — Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896.]

L'ambiente e gli statisti in Francia. — Gli ambasciatori De Moüy e Mariani e il ministro Spuller. — Come fu ricevuto il signor Billot. — La sua azione conciliante. — Il varo della Sardegna e la mancata visita della squadra francese alla Spezia. — Illusioni francesi su l'on. di Rudinì. — La Triplice alleanza rinnovata. — Secondo Ministero Crispi. — Strascico dei fatti di Aigues-Mortes. — Politica di conciliazione. — Una missione segreta di Maurizio Rouvier. — Corrispondenza dell'ambasciatore Ressman. — Il richiamo di Ressman e le sue vere ragioni.

Sino al 1890 le relazioni franco-italiane erano state difficili. L'ostilità della Francia per la nostra alleanza con la Germania si era manifestata in tutti i modi e in tutti i campi, cagionando incidenti che avevano sempre più rafforzato la posizione dell'Italia in Europa e stretto i vincoli che la legavano ai due imperi centrali pel trattato rinnovato il 20 maggio 1887.

Deve però riconoscersi che nella lotta accanita che il governo francese aveva fatto ad ogni interesse italiano, gli uomini erano stati talvolta sospinti agli eccessi dall'ambiente, esagitato da una stampa che non ignorava alcuna intemperanza. L'ambasciatore conte de Moüy, ponendo fine alla sua missione a Roma, scriveva privatamente a Crispi, da Parigi, il 6 aprile 1889: