«S. E. Lanza,
Berlino.
«S. E. Crispi,
Roma.
Berlino, 8 novembre 1894.
Ringrazio l'E. V. telegramma di questa notte, in seguito al quale metto naturalmente ogni decisione nelle sue mani.
Segue lettera particolare.
Lanza.»
«S. E. Crispi,
Roma.
«Generale Lanza Ambasciatore Italiano,
Berlino.
Roma, 8 novembre 1894.
Quello che a me preme è soltanto questo, ch'ella mi faccia conoscere i risultati delle sue pratiche di cui la incaricai col mio telegramma del giorno 5.
Crispi.»
«Generale Lanza Ambasciatore Italiano,
Berlino.
«S. E. Crispi,
Roma.
Berlino, 11 novembre 1894.
(Riservato). Avendo fatto esprimere a S. M. l'Imperatore mio desiderio di parlargli, Egli, che oggi era a Potsdam, mi mandò invito recarmi colà, e, cosa insolita, [pg!147] in giornata di festa. Mi trattenne varie ore nel circolo di famiglia. Gli ripetei le cose fattegli esporre dal Cancelliere. S. M. mi ha tenuto presso a poco seguente discorso:
«Dite a Crispi che ammiro energia che spiega in servizio del Re e della Patria rispetto patti internazionali. Deploro vivamente difficoltà che gli suscita condotta Governo austro-ungarico in Istria, come ne suscitò a me nelle provincie polacche. Vi ho fatto già comunicare ordine che ho personalmente dato mio ambasciatore a Vienna. Insisterò in quel senso, dolente non potere, come vorrei, agire direttamente verso l'Imperatore Austria, dal quale non soffrirei menomo accenno a mie cose interne e al quale, quindi, non posso toccare argomento sua politica interna. Continuerò, però, a fare quanto sta in me per mettere Governo austro-ungarico in guardia contro pericoli che la sua condotta verso nazionali italiani può fare correre saldezza alleanza.
Lanza»
«S. E. Crispi,
Roma.
«Conte Lanza Ambasciata Italiana,
Berlino.
Roma, 12 novembre 1894.
La ringrazio del telegramma di stanotte, il quale mi prova che io non avevo torto quando la spinsi a vedere l'Imperatore. Ella, soldato e patriotta, mi comprende e spero che sempre andremo di accordo.
Faccia arrivare allo Imperatore l'espressione dei miei sentimenti di gratitudine e vedendolo o scrivendogli manifesti a S. M. I. R. che la tranquillità delle provincie italiane dello Impero austriaco è necessaria alla sicurezza dell'alleanza.
Crispi.»
«Conte Lanza Ambasciata Italiana,
Berlino.
È fuori di dubbio che facendo una politica interna severa e leale, Crispi potè ottenere dall'Austria tutto quello che era possibile, costringendo la stessa Cancelleria dell'Impero a temperare prevenzioni e sistemi di polizia inveterati del governo austriaco. Quando il conte Kálnoky giunse alla fine della sua [pg!148] carriera, abbandonando l'eminente posizione tenuta durante i due periodi del governo di Crispi, espresse al conte Nigra il giudizio ch'è riferito qui appresso: