«Conte Lanza Ambasciatore d'Italia,
Berlino.
Roma, 5 novembre 1894.
La condotta del Governo austriaco nella Istria manca di ogni buon senso.
L'Impero essendo poliglotta, è necessità di vita per esso rispettare tutte le nazionalità e specialmente l'italiana e la tedesca che sono le sole civili.
La preferenza per gli slavi è a danno suo e a danno di tutti. Non devo nascondere che quella agitazione mette il Governo italiano in una difficile situazione e rende nel popolo sempre più antipatica la nostra alleanza con l'Austria, che non è punto amata nel paese.
Io farò il mio dovere, ma non mi si ponga in condizione da essere obbligato a dimettermi.
Vegga subito l'Imperatore e lo scongiuri ad interporsi perchè cessi cotesta questione delle lingue e si rispetti l'italiana come la slava.
Crispi.»
«Conte Lanza Ambasciatore d'Italia,
Berlino.
[pg!145]
L'ambasciatore forse non indovinò l'animo di Crispi e gli parve che l'incarico che gli veniva dato non potesse eseguirsi con la rapidità richiestagli; certo, rispose in maniera che a Crispi parve accusasse tepidezza:
«Non posso, naturalmente, vedere Imperatore quando voglio, ma devo aspettare propizia occasione, oppure chiedere udienza, cosa troppo insolita e lunga non essendo S. M. mai ferma.
In tutti i modi, se non direttamente almeno per mezzo Cancelliere farò oggi pervenire orecchio S. M. Imperiale condizioni in cui politica Austria-Ungheria in Istria mette Italia.
Non dubito S. M. Imperiale farà, come meglio potrà, pervenire consigli a Vienna.»
Crispi replicò:
«Dopo ventisette mesi che ella, generale del nostro esercito e ambasciatore, è di residenza a Berlino, mi stupisce che non abbia ottenuto il benefizio di vedere l'Imperatore tutte le volte che l'esigenza della politica internazionale possa richiederlo.
Non posso nasconderle che il di lei telegramma è molto sconsolante.»
A questo brusco rimprovero l'ambasciatore inviò telegraficamente le sue dimissioni. Crispi non le accettò: «Faccia il dover suo innanzi tutto e poscia vedrò come convenga provvedere». Ma nel mentre si svolgeva questa concitata corrispondenza, l'imperatore, informato, ordinava al conte Eulenburg, ambasciatore germanico a Vienna che si trovava in quei giorni a Berlino, di raggiungere subito la propria residenza e di dar consigli nel senso desiderato da Crispi e nell'interesse della saldezza dell'alleanza.
Il 7 novembre l'ambasciatore di Germania a Roma, de Bülow, si recava a visitare Crispi per assicurarlo che l'imperatore aveva esaudito il di lui desiderio. Lo pregava altresì a nome del suo Sovrano di non accettare le dimissioni del Lanza. Il generale Lanza era molto stimato a Berlino e l'imperatore ne apprezzava il tatto e le qualità di perfetto gentiluomo. L'incidente fu risoluto come risulta dai seguenti telegrammi: [pg!146]
«S. E. Lanza,
Berlino.
Stassera è venuto il signor De Bülow e mi ha pregato di non accettare le di lei dimissioni. Ha soggiunto che lasciando lei a Berlino avrei fatto un favore all'Imperatore. Ho risposto che giammai ebbi in mente di fare cosa sgradita all'augusto sovrano della Germania ed or dichiaro a lei che ciò mi è tanto più grato inquantochè il fatto mi assicura ch'ella potrà essere utile al nostro paese presso S. M. I. R.
Crispi.»