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Alla metà del 1894 fu fondata in Italia la Banca Commerciale Italiana con capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni in tutto, ed ecco in quali circostanze.
L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di Berlino.
Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente il controllo su quegli affari.
Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago, manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach, all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai documenti che seguono:
«Berlino, 3 giugno 1894.
Signor Ministro,
Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci, e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in attesa della soluzione [pg!186] delle nostre questioni finanziarie pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R. Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere l'istituzione della Banca in discorso.
Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti; il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a certo signor Veil[37] venuto qui ultimamente, il quale rientrato in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere una decisione.»
Signor Ministro,
Lanza.»
«Ambasciata Italiana,
Berlino.
Roma, 7 giugno 1894.
[Telegramma]
Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori banchieri [pg!187] germanici, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il momento di prendere una decisione.
Crispi.»
«Ambasciata Italiana,
Berlino.