«Ministro degli affari esteri, col quale ho avuto una conversazione mi ha confermato poc'anzi che la visita del Re di Portogallo a Roma sarebbe certamente seguita dal richiamo del Nunzio, il che avrà conseguenze gravissime per questo paese. Governo portoghese, egli ha detto, è pronto a tutto per compiacere al Re e al Governo italiano, ma non può considerare senza grave apprensione [pg!193] una simile eventualità che l'Italia non può desiderare, giacchè invece di creare un precedente favorevole, non farebbe che precludere definitivamente ogni ulteriore possibilità di visite di Sovrani e Capi di Stato a Roma. È nello interesse del Governo italiano di lasciare questa questione impregiudicata, tanto più nel caso presente essendo abbondantemente noti i sentimenti di profonda affezione che legano le due Corti e la simpatia tradizionale delle due Nazioni.»
Il viaggio a Roma del re Carlo, spontaneamente deciso e annunziato, incontrava dunque un ostacolo che inconsideratamente non era stato preveduto. Il signor Pinto de Soveral, ministro degli affari esteri del Portogallo, si scusava rigettando la responsabilità della decisione della visita a Roma sul defunto suo predecessore, ma egli era già in carica il 1.º ottobre quando di quella visita ne fu dato l'annunzio ufficiale. Crispi, informato esattamente di quanto avveniva in Vaticano, il 7 telegrafava al Primo Aiutante di Campo del Re, generale Ponzio Vaglia:
«Il Papa si oppone al viaggio di Re Carlo a Roma. La Segreteria di Stato pontificia ha scritto a Lisbona protestando che ove le sue domande fossero respinte richiamerebbe il Nunzio accreditato presso la Corte portoghese.
Pregola informare S. M. il Re.»
Contemporaneamente il re Carlo, ch'era giunto a Parigi, pregava il re Umberto di toglierlo dall'imbarazzo ricevendolo in incognito a Monza. Ma questa soluzione non era possibile dopo la partecipazione ufficiale della visita a Roma e la pubblicità che se n'era fatta. Alla comunicazione ricevuta della negativa fatta da Umberto al suo reale nipote, Crispi rispondeva:
«S. E. Ponzio Vaglia
Monza.
Roma, 9 ottobre 1895.
Il contegno del nostro Augusto Sovrano non poteva essere che quello che dalla M. S. mi attendevo. Noi non abbiamo bisogno di questo minuscolo Re di Portogallo, il quale non ha importanza alcuna in Europa. Se egli [pg!194] non può venire in Roma, che resti a casa sua — e siccome il pentimento suo e del suo Governo indica una manifestazione di principii a noi contraria, ritireremo il nostro Ministro da Lisbona, come risposta alla sua condotta.
La prego di voler rassegnare a S. M. i miei devoti omaggi.
Crispi.»
«S. E. Ponzio Vaglia
Monza.
Il re Carlo, tra la negativa dello Zio di riceverlo altrove che a Roma e l'annunzio da Lisbona che il Papa avrebbe considerato la sua andata a Roma come «un insulto personale», da Sovrano «cattolico e fedelissimo» quale era, prese la risoluzione di rinunziare al suo viaggio in Italia. Ma poichè doveva preoccuparsi delle conseguenze di essa, fece giungere a Crispi la preghiera di considerare benevolmente la sua posizione e per mezzo dell'ambasciatore italiano a Parigi, gli fece pervenire l'assicurazione che sarebbero state date dal suo governo «le più amichevoli spiegazioni».
A questa comunicazione Crispi obbiettava:
«S. E. Tornielli
Parigi.
15 ottobre 1895.
Le notizie ch'ella mi dà col suo telegramma di ieri non sono segrete: esse furono contemporaneamente mandate col telegrafo ai giornali di Roma.
Ringrazio S. M. Fedelissima delle comunicazioni di cui l'ha incaricato. Ma non posso nascondere che ciò ch'è accaduto è abbastanza deplorevole, e non sarebbe avvenuto se il Governo portoghese avesse ben valutato il progetto del viaggio del Re in Italia, ed avesse saputo prevederne le conseguenze.
La spiegazione che S. M. ha voluto dare del mancato viaggio, se testimonia della sua personale delicatezza e del suo desiderio di evitare penose impressioni in Italia, dopo le polemiche delle quali da dieci giorni sono pieni i giornali di tutta Europa non può contentare la pubblica opinione in Italia.
E fatalmente ieri stesso, dal Gabinetto di S. M. il [pg!195] Re Carlo, usciva una conversazione, riferita dai giornali di qui, che la spiegazione sovrana mette un po' in dubbio.
Un complesso di circostanze, come si espresse S. M. di Portogallo, ma tutte all'infuori di noi, hanno reso la posizione assai difficile.
Per quanto personalmente deferente alla persona di Re Carlo, io devo preoccuparmi della pubblica opinione del mio paese, la quale nello sgradevole incidente non può non vedere offeso il sentimento nazionale.
Crispi.»
«S. E. Tornielli
Parigi.