Al teatro l'Imperatore fece rappresentare l'opera Rienzi, divertendosi a far vedere al suo ospite Roma sulla scena.

In Inghilterra non fu meno avvertito il danno che l'incidente aveva prodotto, e l'ambasciatore Ferrero riferiva:

«Salisbury, mostrandosi vivamente preoccupato di quanto potrebbe avvenire in Portogallo, qualora nel Parlamento italiano qualche interrogazione intorno al noto incidente della visita suscitasse espressioni vivaci, mi ha chiesto caldamente di pregare il Regio Governo di evitare possibilmente ogni interpellanza al riguardo nella Camera. Egli giunge perfino a temere che il contraccolpo nel Parlamento portoghese potrebbe condurre alla caduta di quella dinastia.»

Alla caduta della monarchia portoghese, avvenuta dopo l'inaudita strage della famiglia reale, non fu estranea la supina subordinazione dello Stato all'influenza clericale, che determinò l'incidente del quale abbiamo narrato le fasi. È giustizia ricordare che il malcontento popolare aveva origini remote, ed era andato sempre crescendo. Quando penetrò nell'esercito decise delle sorti del regime monarchico.

Sin dal dicembre 1889 si scriveva a Crispi da Berlino:

«Fortunatamente non esiste alcun generale abbastanza in vista per mettersi, come al Brasile, alla testa di un pronunciamento simile a quello che ha rovesciato Don Pietro II con un colpo di mano che ha avuto quasi le proporzioni di un escamotage. Altrimenti, al primo tentativo di adoperare a Lisbona un tale procedimento, la Dinastia «crollerebbe come un castello di carta». Una rivoluzione popolare sembra in Portogallo tanto poco inverosimile come era a Rio de Janeiro; l'esercito, nel [pg!205] suo insieme, è senza dubbio animato da sentimenti di onore e di disciplina, ma a condizione che abbia un capo di sua fiducia. Del resto, la rivoluzione o evoluzione operatasi recentemente nel Brasile prova che i mestatori non hanno bisogno del concorso delle masse, purchè dispongano di generali come i capi del pronunciamento brasiliano. Importa quindi che il Sovrano sappia guadagnare le simpatie dell'esercito, circondarsi di ufficiali di provata fedeltà, e sopratutto ch'egli possa fare assegnamento sul comandante militare di Lisbona....

Se il movimento repubblicano avesse, come al Brasile, trionfo in Portogallo, e in seguito forse anche in Spagna, tale avvenimento sarebbe un danno grave per il principio monarchico in Europa e un vantaggio per le istituzioni della Francia, che vorrebbe trovare dappertutto alleati contro la Germania e l'Italia.»

Crispi non aveva mancato di dare consigli al governo portoghese, e si era adoperato con successo presso l'Inghilterra per una soluzione amichevole del conflitto sorto per le colonie anglo-portoghesi nell'Africa occidentale. In una lettera — si noti — dell'11 gennaio 1891, il ministro d'Italia a Lisbona scriveva a Crispi:

«Dopo il mio ritorno fui ricevuto in udienza particolare da S. M. il Re, il quale mi espresse il suo gradimento pei buoni uffici prestati da V. E. al Portogallo nella sua vertenza coll'Inghilterra.

Il Ministro degli affari Esteri mi incaricò di ringraziare V. E. pel benevolo e costante concorso prestato dal R. Governo in questi difficili momenti al Governo Portoghese.

Colsi l'occasione per eseguire le istruzioni datemi verbalmente da V. E. ed esposi al signor Du Bocage la penosa impressione che desta la soverchia indulgenza del Governo Portoghese verso il partito repubblicano per gli inconvenienti che ne possono risultare a danno delle istituzioni, e sovratutto per la rilassatezza della disciplina nell'esercito.

Il Ministro mi assicurò che la condizione interna si era molto migliorata e che il Gabinetto si studiava di mantenere l'ordine e che il partito repubblicano non era [pg!206] da temersi che in caso di nuovi aggravii da parte dell'Inghilterra, che desterebbero grande irritazione nel paese, la quale sarebbe poi sfruttata a suo pro dal partito repubblicano. Le notizie poi circa allo spirito dell'esercito essere esagerate.

Non devo celare a V. E. che il mio discorso non sortì molto effetto. Il signor Du Bocage accolse le mie parole come espressione della premura che dimostra il R. Governo verso il Portogallo, ma parmi che egli non si renda conto dei pericoli di una simile condizione di cose. Tale è la fiacchezza degli ordini di Governo e dei costumi politici in questo paese, che ben difficilmente si muteranno le cose ed il mio collega di Spagna, il quale, per incarico del suo Governo, tenne un simile linguaggio, ha la stessa opinione.

Il Re mi parve maggiormente impressionato e mi disse, e forse con ragione, essere ora assai difficile di prendere provvedimenti contro ufficiali, ai quali finora si era lasciata la più sconfinata libertà di parola e di azione.

Intanto, malgrado che gli spiriti siano ora più calmi e che i partiti apparentemente mettano a tacere i loro dissensi, il partito repubblicano continua la sua propaganda.

Si tenne in questi giorni un Congresso del partito repubblicano a Lisbona, con piena libertà, e si addivenne alla nomina di un nuovo Direttorio, nel quale figurano due Maggiori Generali in servizio attivo, sebbene non provvisti di comando di truppe, i signori Latino Coelho e Souza Brandão.

Altro sintomo poco rassicurante circa la disciplina dell'esercito si è l'adesione di molti ufficiali all'associazione della «Lega Liberale», fondata sotto parvenza di un'associazione patriottica dal signor Fuschini, deputato del gruppo parlamentare detto della Sinistra dinastica. L'associazione non ha carattere repubblicano, ma è certo cosa poco consentanea allo spirito di disciplina militare questa partecipazione di ufficiali a manifestazioni politiche.

Nel riferire le condizioni attuali del Portogallo mi giova ripetere quanto ho già esposto nella mia corrispondenza in proposito, cioè che i costumi e l'indole di questo popolo attenuano la gravità della situazione e rendono forse più remoto lo svolgimento di avvenimenti [pg!207] che altrove sarebbero la conseguenza immediata delle cause di pericoli per le istituzioni da me enunciate.

Il componimento della vertenza colla Gran Bretagna gioverà molto a rendere più sicuro il mantenimento dell'ordine vigente e toglierà al partito repubblicano l'arma più potente di cui dispone per agitare il paese.»

Date le cause molteplici del malcontento del paese contro la dinastia, la propaganda repubblicana, facilitata dalla debolezza del governo, doveva portare i frutti che ha portato. [pg!208] [pg!209]

[L'EUROPA E LA QUESTIONE ORIENTALE.]