Signor Ambasciatore,
Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti.
Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi; rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora. Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana, cioè il Collare dell'Annunziata.
Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nel Diario brevemente e lucidamente.
Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto.
«Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.
Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:
— Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.
I motivi erano tre:
apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza su noi;
prendere una principessa di buon sangue; [pg!241]
in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella penisola balcanica.»
Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.
Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione del Figaro di Parigi, riassunse le idee sempre professate:
«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha esercitato ed esercita il suo crudele impero.
La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella sinagoga e le genti si distinguono per la religione che professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il pungolo alle azioni benigne ed oneste.
Sul luogo istesso, nella stessa città, — se tal nome potessero meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto in tanto ripulisce e fa rinnovare — coabitano, non convivono, il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.
Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo, cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si trova l'ostacolo di un versetto del Corano.
Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare Costantinopoli [pg!242] allo Czar. Si parla di accordo europeo per la soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.
Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione d'Oriente non era risoluta.
È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.
Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso, furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871 restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella guerra franco-prussiana.
Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima, le genti balcaniche minacciano una insurrezione.
Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga orientale, che ogni giorno più incancrenisce?
Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico, il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli, diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo. [pg!243] Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e conservata la pace d'Europa.
La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.»
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