L'ambasciatore d'Italia, Catalani, telegrafava il 15 dicembre:
«Nel nostro colloquio, Nelidow [ambasciatore russo] si è espresso nel modo più deciso contro la partecipazione Console d'Italia inchiesta. Ha detto che Italia non ha interessi in Armenia, che il nostro concorso darebbe carattere politico all'inchiesta, ed ecciterebbe popolazioni ad insorgere. Ho ribattuto inutilmente argomenti trattandosi di risoluzione già presa.»
Se l'Italia non aveva interessi diretti in Armenia, il suo concorso all'inchiesta era, per questa considerazione, più indicato, poichè dava maggior guarentigia alle popolazioni, alla Porta e all'Europa, d'imparzialità e di giustizia. D'altronde il Catalani, sapendo che la partecipazione dell'Italia era desiderata dall'Inghilterra, insistette e, nonostante gli intrighi russi e francesi presso Said-pascià, riuscì nell'intento di fare aggregare alla Commissione un proprio delegato.
Era stato convenuto tra gli ambasciatori d'Inghilterra, di Russia e di Francia che i Consoli europei ad Erzerum avrebbero fatto accompagnare la Commissione d'inchiesta turca da loro delegati; a questi era data facoltà d'indicare alla Commissione [pg!247] i luoghi da visitare e le persone da interrogare e, in casi speciali, d'interrogare essi stessi i testimoni. Il 20 dicembre Catalani telegrafava:
«Sublime Porta non ha sinora risposto alla nota identica dei tre ambasciatori e nulla è quindi concluso circa rapporti che dovranno avere i delegati colla Commissione turca. Jeri Sultano inviò un ex-Gran Visir dall'ambasciatore di Francia dichiarando essere pronto a destituire immediatamente tutte le autorità implicate nei recenti massacri, a condizione che i delegati non accompagnino Commissione turca od almeno che non abbiano facoltà d'interrogare in caso di bisogno i testimoni. Il fatto è che il Sultano teme che Zechi pascià, comandante in capo delle truppe, non produca firmano col quale ricevette da S. M. ordine dei massacri. Proposta del Sultano è stata respinta. Tre ambasciatori hanno invitato Sublime Porta ordinare Commissione turca fermarsi dovunque essa si trovi, dichiarando nulla e non avvenuta inchiesta fatta senza presenza delegati. Ambasciatore d'Inghilterra crede che saranno necessarie due settimane prima che delegati possano raggiungere Commissione.»
I tre ambasciatori non potevano infatti — neppure quelli di Russia e di Francia più favorevoli al Governo ottomano — decentemente cedere; e il Sultano, temendo che l'Inghilterra sarebbe rimasta sola e avrebbe fatto una inchiesta per suo conto, non parlò oltre di limitazioni ai poteri dei delegati europei.
In seguito all'inchiesta, che assodò responsabilità gravissime delle autorità ottomane e del sistema, fu redatto dagli ambasciatori un progetto di riforme e proposta una Commissione europea di controllo per l'applicazione delle medesime. Il delegato italiano fece una inchiesta indipendente pel suo Governo.
Che cosa fece il Governo ottomano? Si affrettò ad accogliere i saggi consigli che gli si davano?
Il 4 giugno 1895 Catalani[43] telegrafava:
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