[37]Si allude al comm. Federico Weil che, presentato a Crispi dal banchiere A. Weill-Schott di Milano, potè portare a Berlino l'incoraggiamento del Presidente del Consiglio. Il quale messaggio costituì un titolo dippiù per l'ufficio di direttore generale del nuovo istituto, che gli fu affidato e che ancora tiene.
[38]Le relazioni diplomatiche tra Italia e Portogallo furono ristabilite in ottobre 1896 dal Ministero Rudinì, in occasione del matrimonio del Principe di Napoli. Nessuna soddisfazione dette il Portogallo per l'incidente dell'anno prima, nè forse poteva darne continuando il governo di quello Stato ad appoggiarsi sul partito clericale. La causa della rottura delle relazioni fu dimenticata dinanzi ad un avvenimento dinastico.
[39]Questo giudizio sul valore delle due provincie fu dato anche dal giornale ufficioso della Cancelleria austro-ungarica, il Fremdenblatt: «Allorchè avremo reso la Bosnia e l'Erzegovina un baluardo ed un antemurale dell'Austria-Ungheria, la Serbia ed il Montenegro non ci potranno più dar noia».
[40]Cfr. Francesco Crispi: Politica Estera.
[41]Cfr. Francesco Crispi: Politica Estera, pag. 24.
[42]Ibid., pag. 317 e seguenti.
[43]L'ambasciatore Tommaso Catalani morì improvvisamente a Terapia il 28 luglio. Era uomo accorto ed energico, profondo conoscitore così delle finalità palesi e dissimulate della politica delle grandi potenze, come di tutte le risorse del giuoco diplomatico; e la inaspettata sua scomparsa fu grave danno. Aveva percorso la carriera grado a grado, accaparrandosi dovunque esercitò il suo ufficio simpatia e fiducia. Il lungo soggiorno in Inghilterra (1869-1889) temprando il suo carattere e affinando le naturali sue qualità, aveva contribuito a far di lui uno dei migliori rappresentanti che l'Italia avesse all'estero. Crispi lo stimava e l'amava moltissimo.
[44]Il ricordo dell'aiuto efficace dal principe di Bismarck dato alla politica italiana era per Crispi un argomento del quale i successori del gran Cancelliere non potevano non tener conto. E come qui sopra si legge se ne valeva. Il Principe non trovò mai nè esagerate, nè fastidiose le domande di Crispi, e l'animo suo sinceramente amico continuò a manifestare anche quando ebbe lasciato la direzione politica della Germania. Eccone qualche prova. In una lettera del 26 dicembre 1891 (Crispi non era più ministro) Bismarck gli scriveva: «Je vous prie d'agréer mes voeux chaleureux, pour vous et pour tout ce qui vous est cher, au début de la nouvelle année. Je serais enchanté si l'année, dont nous allons franchir le seuil, me pouvait fournir l'occasion de vous serrer la main et de vous répéter de vive voix tous mes remerciments pour le cadeau que vous m'avez fait des meilleurs produits de votre patrie ensoleillée.... Croyez toujours, cher ami, à mes sentiments les plus dévoués et affectionnés, qui résultent de nos sympathies personnelles et politiques. Tout à vous de coeur
v. Bismarck.» «Friedrichsruh, 31 dicembre 1895. Agréez, cher et illustre ami, au jour de l'an, mes voeux les plus sincères pour votre santé et pour vos succès politiques. v. Bismarck.» «Friedrichsruh, 22 febbraio 1896. Très touché, cher ami, de ce que vous ne m'oubliez pas au milieu de vos graves occupations, je vous remercie cordialement de l'aimable envoi de votre vin excellent et vous prie d'agréer mes meilleurs voeux pour le succès de votre politique et pour la gloire de l'armée italienne. v. Bismarck.»
[45]A titolo d'onore per Crispi citiamo le seguenti parole del Diario del principe di Hohenlohe: «Le Ministère Crispi, inquiète aussi bien Caprivi que Marschall et Holstein, parce qu'on ne peut prévoir ce dont cet homme agité est capable; à cela s'ajoute qu'il a choisi une tête chaude comme Blanc pour ministre des Affaires étrangères. Pour le moment, il s'agit d'envoyer à Rome un ambassadeur habile, et Holstein me paraît très sensé en songeant a Bernard Bülow pour ce poste.» (Cfr. Mémoires du prince Clovis de Hohenlohe, volume III.)

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