Il discreto lettore sa bene che il nostro corrispondente calunnia qui la Claudina senza saperlo.

Temevamo dover restarcene qui: ma ci pervenne a questi giorni un giornale inglese il quale in data di Malta reca il seguente costituto sanitario:

«Jer l'altro, alle 4 e mezzo pomeridiane un Brik francese denominato Les deux frères appariva in questi paraggi colla bandiera sanitaria e convogliato da un nostro Scooner al più prossimo lazzaretto. Parlamentò con una nave a palo austriaca, la Concordia, ad istanza d'un passeggero che v'era a bordo. Furono osservate tutte le norme prescritte dai nostri regolamenti: ma sulla fine di un lungo colloquio che seguì tra il passeggiero suddetto, e una signora che viaggiava sul legno infetto, ebbe luogo un ricambio di carte scagliate reciprocamente da un bordo all'altro, senza che i guardiani potessero impedirnelo a tempo. Il comandante dello Scooner credette quindi dover imporre anche alla Concordia di raggiugnere il lazzaretto, e vi compiono entrambe la quarantina legale.»

I nostri lettori indovineranno senza fatica come i due passeggeri non erano altri che Giorgio e Claudina, i quali dopo un anno di vicende s'erano alfine scontrati vicino a Malta, ma senza poter abbracciarsi. Per l'infrazione sovraccennata delle regole sanitarie dovettero rimaner sequestrati nel lazzaretto dove si saranno consolati reciprocamente del loro viaggetto nuziale. Le carte ricambiate erano le loro memorie, che varrebbero tant'oro per noi, e ci darebbero di che riempire la lunga lacuna lasciata nel nostro racconto. — Ma questo còmpito è confidato a mani migliori. Claudina, essendosi persuasa che lo scrivere un romanzo marittimo, è assai più piacevole ch'esserne l'eroina, si occupa presentemente di mettere in ordine quelle note e quelle impressioni, e non andrà molto che l'Italia potrà vantare un racconto di un genere nuovo, che ancora ci manca.

L'ORA DEGLI SPIRITI.

FANTASIE NOTTURNE.

I.
La chiave di casa.

Aveva un bel frugarmi in tutte le tasche: la mia chiave non c'era. O l'avevo lasciata a casa, o l'avevo perduta per via.

Era la mezzanotte. Mi trovavo dinanzi a un forte cancello di ferro, a guardia del quale non c'era nè cane nè portinaio. Nei tre piani della casa tutto taceva. Nessun lume appariva dalle finestre. Io conosceva per esperienza le abitudini de' casigliani. Avrei potuto picchiare e suonare per un'ora, senza riuscire a farmi sentire, o senza indurre quelle donne a lasciare le coltrici. I monelli del quartiere che si divertono spesso a suonare per celia, le avevano rese incredule ed impassibili a chi facesse appello per vera urgenza al loro buon cuore.

Dunque io restava escluso per tutta la notte dalla mia camera e dal mio letto.