— E quale?
— Mi persuasi a poco a poco che il paesaggio è più difficile che ogni altro genere di pittura, che queste scene magnifiche non ponno restringersi a una breve cornice senza perdere la loro espressione, e che un quadro senza espressione manca di quell'elemento che è la prima condizione dell'arte.
— Ma tu condanni dunque tutto il nostro secolo che va pazzo per il paesaggio?
— Ben detto: va pazzo. Ma non però condanno coloro che amano il paesaggio: li compiango piuttosto. Coloro che vivono nelle capitali, che non escono dalla loro casa, che vogliono trovarci tutti gli agi della vita, tutto il mondo rinchiuso fra quattro mura, questi hanno ragione d'amare il paesaggio. È sì spontaneo nell'uomo il desiderio di respirare l'aria aperta de' cieli, e di vivere in seno della natura, che non può rinunciarvi senza averne sotto gli occhi una immagine che lo illuda un momento e lo inganni. Il paesaggio è per i cittadini: ma per noi, per me che veggo le grandi scene della natura in tutta la loro pompa, che cosa è mai una tela impiastricciata di verde? Oh! io amo l'aria che respiro, l'acqua che si muove, gli alberi agitati dal vento, e i monti praticabili da' miei piedi!
— Addio dunque pennelli e colori.
— Al contrario. Mi sentii qui rinascere il mio primo gusto per la pittura storica. L'uomo e la donna possono ancora somministrar materia al pittore, e sempre più lo potranno, quanto la nostra vita andrà perdendo della sua primitiva e spontanea poesia. Abbiamo a dipingere gli affetti umani, per quelli che gli vanno dimenticando: abbiamo a dipingere la vita intima, la vita domestica, perchè questa sola non cesse a quelle maniere convenzionali che hanno già tolto ogni fisonomia all'uomo dinanzi agli altri uomini. Le arti devono una volta intendere la loro missione, devono ammaestrare, non esser paghe del solo diletto, del solo sterile diletto degli occhi. Sali meco alcuni scalini e vedrai il mio piccolo studio. —
Il quadro ch'io mi vidi dinanzi rappresentava un combattimento fra un contrabbandiere e tre doganieri nella gola di un monte. Il pover'uomo aveva forse voluto schermirsene, ed era caduto sotto ai loro colpi. Una donna bellissima nel suo fiero dolore si era posta fra il corpo dello sposo, ed eccitava gli assalitori a finirla insieme con lui. Com'era potente l'espressione di questa figura! Ella stringeva una pistola della quale aveva disarmato il consorte, e la gettava sdegnosamente a' loro piedi. Non era già una delle solite aggressioni di assassini, le quali non sono per ordinario che una rappresentazione inutile d'un orribile fatto. Qui un'idea morale ti parlava altamente, e compiangevi l'avidità di quel misero il quale per desiderio d'un lucro illegale, aveva esposto la propria vita non solo, ma quella di una donna amante, d'una moglie, forse di una madre.
— La conosco questa donna — diss'io.
— Povera Ullania! — rispose Antonio: — dopo di essersi lungamente opposta alla spedizione del marito (nè lo aveva sposato se non a condizione che lasciasse il periglioso mestiere), dopo di avere adoperato invano le minaccie, le preghiere, le lagrime per distornelo, ella aveva voluto accompagnarlo. Pareva che un funesto presentimento l'avesse avvertita della sventura che l'attendeva. Quando furono sorpresi dai doganieri, ella s'inginocchiò dinanzi al marito che si preparava a difendersi, e lo volle obbligare alla fuga. Non era più tempo. Allora ella si collocò dinanzi a lui come per essergli scudo, e fu sfiorata dalla stessa palla che ferì lui mortalmente. Stavano per ammanettarla e condurla in prigione; ma mentre se ne schermiva, ed essi esitavano dinanzi ad un dolore ed una ferocia sì disperata, sopravvenne alcuno e i doganieri avevano pigliato il più prudente partito fuggendo. Ella restò lì accoccolata senza parola, finchè dovette accompagnare alla sepoltura il cadavere dell'estinto consorte.
— Ha ella veduto questo quadro?