— Il cenciajuolo?

— O quello o un altro: tanto ch'io viva... e se non potessi riuscire... laggiù dove sta ora mia madre, c'è luogo anche per me. Perdonate, signora, se vi attristo con queste idee.

— Vuoi tu venire da noi? Abbiamo tanta gente per casa. Uno più, uno meno... dirò al babbo che ti prenda.

— Io non saprò far nulla.

— Sì, sì, ajuterai il giardiniere ad annaffiare le piante. Aspettami, ch'io ritorno. —

Angela, come potete pensarlo, andò difilata dal padre che stava appunto vestendosi, gli raccontò la cosa e ottenne senza fatica la grazia. Senza aggiunger parola, cercò le chiavi del cancello, corse giuliva ad aprirlo, ed introdusse il povero Cosimo che, come trasognato, obbediva macchinalmente alla sua salvatrice.

IV.

— Mancava questo coso al vivaio di mia nipote! — disse la zia tra la beffa e la stizza.

Tutti i famigli, massime le serve, fecero eco con una risata all'osservazione della signora, riservandosi a lodare la carità della padroncina quando l'occasione fosse venuta di poterlo fare senza dar torto alla dama.

Angela intanto era ita in traccia del giardiniere che armeggiava tra i vasi delle sue serre. Cominciò dal lodargli alcune delle piante più nuove e più peregrine; poi gli fece rimprovero di non averle preparato il solito mazzetto odoroso che accettava da lui. Giacinto si scusò secco secco, colle molte faccende, colla stagione che non andava a suo genio, colla pioggia che tardava a venire, ec., ec. E cominciò tuttavia a raccogliere qualche violetta di Parma, qualche eliotropia, qualche verbena per risponder col fatto al rimprovero della padroncina.