»Qualunque sia la piega che avrà preso o sarà per prendere il colloquio di questa sera, io non volli attenderne l'esito, prima di aprirvi tutto intiero l'animo mio. Iddio voglia ch'io non abbia a pentirmi di aver secondato un primo istinto dell'animo. Ora aspetterò con calma la vostra risposta.

»Angela Lanzoni.»

XVII.

Il signor Lanzoni era uno di quegli uomini buoni che riserbano la loro energia alle circostanze un po' gravi della vita, diversi in questo da certi faccendieri che, a sentirli, sono tutti fuoco e tutti cordialità; ma ne usano e abusano tanto nelle occasioni più frivole, che ne mancano poi sul più bello. Codesto è fuoco di paglia che poco dura e poco riscalda; mentre l'altro è la fiamma viva e durevole di un ceppo verde, che è un po' lento ad accendersi, ma poi ti consola a lungo e ti giova.

Non appena vide entrare il conte Alberto, se gli accostò con aria franca e severa, e lo pregò di passare nel suo gabinetto dove aveva a intertenerlo di cosa importante.

Il conte rispose con un semplice inchino contegnoso ed affabile, e passarono entrambi in uno stanzino appartato, dove il padre di Angela soleva rinchiudersi pe' suoi studj ed affari. Il conte non ignorava nè il ritorno di Cosimo, nè i sospetti che pesavano sopra di sè: sapeva che presto o tardi una spiegazione diveniva necessaria. Era dunque preparato alla lotta, e piuttosto che rimetterla ad altro tempo, accettò volentieri il colloquio che doveva risolverla. Aspettò dunque la prima parola del suo interlocutore senza inquietudine e senza curiosità.

Questi entrò senza esitazione nell'argomento. Rifece in poche parole la storia del povero orfano, per qual accidente, orfano e sconosciuto, l'aveva accolto in sua casa, educato e curato fino allora a sue spese. — Voi stesso — disse — vi avete contribuito coi vostri consigli, colle vostre commendatizie a Parigi. L'interesse, l'affetto che mostraste per un incognito, per un trovatello, non verrà meno, io spero, quando saprete che questo giovanetto vanta qualche attinenza più intima con voi.... —

Il conte Alberto affettò una certa sorpresa, e fissò gli occhi in aria d'interrogazione nel signor Lanzoni.

— Il giovanetto — continuò questi — avea perduto la madre in quei giorni medesimi ch'io lo raccolsi. Questa disgraziata si chiamava Teresa, una guantaja che voi non avrete certamente dimenticata. Essa lasciò per solo testamento e retaggio all'infelice fanciullo un cerchiellino d'oro, e un documento sottoscritto Alberto d'Andria... una promessa di matrimonio quando aveste raggiunta l'età maggiore... —