— Il tuo promesso, ragazza mia? —
Ella chinò la testa, ed arrossì fino agli occhi.
— Il tuo promesso è un traditore — riprese il milite. — Cattivo fratello, e pessimo compagno per te. Indietro, indietro, non cercar di vederlo: e caccialo dal tuo pensiero, se puoi.
— Egli è morto! — mormorò Yella. — Egli è morto nella intrapresa che s'è addossato. L'assassino di mio padre ha trionfato un'altra volta di noi. Ditelo chiaro. La sua morte sarà la mia morte, ma pure mi sarà meno amara di un tradimento da parte sua. —
— Povera donna — disse il rozzo e buon montanaro. — Mi è duro dovertelo dire: ma il male non ha rimedio, e nulla gioverebbe nasconderlo. Già presto o tardi dovresti saperlo. Su via! ragazza: coraggio, sorella mia. È d'uopo prendere il tuo partito. Vlado si è seduto alla mensa dell'assassino, ha diviso il pane e il sale con lui, e invece di vendicare il sangue di tuo padre e riscattare l'onore della tua famiglia, egli ti sacrificò da vigliacco, accettando la mano d'una sua figlia.
— Voi mentite...: È impossibile! — gridò Yella.
— Io non mento punto, ragazza. Io ti dico la verità per quanto mi sia grave doverti affliggere colla trista novella. Tu hai collocato assai male il tuo amore e la tua fiducia. —
Yella, bianca come un cadavare cadde al suolo priva di sensi. Il rozzo cacciatore che le avea dato, senza apparecchiarvela, un annuncio così crudele, la prese nelle sue braccia e cercò di richiamarla alla vita. — No, non è vero, non può essere — diceva la misera rinvenendo. — È un sogno, è un sogno orribile, ma finirà presto. Non è vero che è un sogno? —
Il cacciatore, spaventato dall'impressione che le sue parole avevano prodotto sulla povera donna, non sapea che rispondere. Egli si tacque, guardandola con un'espressione di pietà affatto nuova per lui.