Due secoli dopo, Collaltino di Collalto dava anch'esso la mano di sposo alla marchesa Giulia Torella di Montechiarugolo, dopo di aver amoreggiato e tratto agli estremi la illustre poetessa Gaspara Stampa. Questa volta la Donna Bianca apparve alla giovane sposa, quasi volesse spaventarla da queste nozze. Ma la marchesana era uno spirito forte per quell'età, e sapendo gli amori di Collaltino con Gaspara, avrà pensato che l'opposizione fosse una gherminella della tradita poetessa, o un'ubbìa della sua riscaldata immaginazione. Le nozze si fecero, e la morte della Stampa fu auspice alle feste, al rito solenne. La marchesa Giulia Torella passò poco dopo a seconde nozze col conte Antonio Collalto, parente di Collaltino. Anche tu fosti vendicata, povera Saffo!....

Mi limito a questi due fatti che presentano una certa analogia colla storia di Bianca. Ma non sarebbe senza interesse poter notare tutte le apparizioni che il popolo ricorda di quella infelice. In tutte quelle che intesi narrare, Donna Bianca è sempre benevola alla casa Collalto, anche quando tentò inutilmente impedire qualche delitto o qualche sventura imminente. Oh! ella dovette bene amarlo, il conte Tolberto, la poverina, se murata nel suo castello, e condannata ad errare in quei luoghi memori dell'infelice sua fiamma, non si fa ministra d'una vendetta che potrebbe parer meritata, ma invece sembra proteggere i discendenti di quella stirpe!

Il giorno appresso, pieno ancora di questi fatti e di queste fantasie, io lasciava, non senza pena, il superbo castello di San Salvatore e l'ospitale famiglia a cui devo la maggior parte di queste notizie, e due giorni tra i più cari della mia vita.

NOTE.


[1] Schinella dei Collalto si diede alla Repubblica di Venezia nel principio del secolo XIV.

[2] Traduco dall'originale inglese il canto del Roger, perchè si vegga la conformità dei fatti, e perchè non manca di una certa originalità. Secondo lui il Conte sarebbe stato chiamato da lettere pressanti a Venezia; ma nel tempo che seguì il fatto che diede origine alla tradizione, i Collalto non s'erano ancora dati alla Repubblica, come appare alla nota precedente. Di qualche altra variante più o meno inesatta non faremo gran caso, giacchè sarebbe a desiderarsi che tutti i novellieri avessero altrettanto amore alla verità e rispetto all'Italia, quanta n'ebbe codesto poeta straniero. Ecco i versi:

COLL'ALTO.

Da questo speglio (la massiccia teca,
In cui gareggian le materie e l'arte,
Mostra che molte s'affacciaro in lui
Nobili dame del vetusto ceppo),
Da questo speglio, ora negletto, un giorno
Cosa apparì che ad un delitto atroce
Ed a lunghi dolori origin dette.
Da quel dì vi svolazza il vipistrello,
E se taluno al suo nemico impreca:
Sia la tua casa desolata, esclama,
Come Coll'Alto. —

I grigi merli infranti
Erge il castello sul pendìo d'un monte
Siccome un nido d'aquile, e prospetta
La tarvisina sottoposta Marca.
Il maggiordomo mi guidò nell'erma
Camera della dama ove dei prischi
Addobbi rimanea splendido avanzo
Qualche tappeto istorïato e i casi
Di Lancillotto e di Ginevra in mezzo
Alle selvette dei trapunti arazzi.
Argenteo arnese al mulïebre sacro
Mattutin culto v'ammirai pur anco
Di cesel fiorentino opra vetusta,
Ove putti e delfini, e frutti e fiori
Mescea forse Ghiberti e Benvenuto.
Dal soffitto pendeva aurata gabbia,
Dove loquace peregrino augello
L'ale agitando di smeraldo, al cenno
Della padrona modulava il canto
Che a lei piacesse.