Ma ora, oltre al rivale passato, se ne vedeva a fianco un altro, un rivale presente, al quale nel suo fòro interno non poteva negare una certa eleganza di modi, una certa superiorità di cultura. Gli passò per la mente che Gentilina, così gentile e garbata come era, poteva bene dare la preferenza al profumato vagheggino della capitale. Avvampò di sdegno a questa sola idea: sentì la sua forza, unico punto di vantaggio ch'egli avea sopra l'altro, affrettò il passo per raggiungerlo: lo raggiunse che andava zufolando a passo spedito come l'uomo contento di se medesimo: ebbe la tentazione di strappargli il mazzetto dall'occhiello, e di dargli una stretta di mano all'inglese che lo facesse allibire: ma fortunatamente l'avvocato s'avvenne nel Podestà del paese che pigliandolo a braccio l'avea sottratto all'insulto imminente ch'era ben lontano dall'aspettarsi.
III.
In uno stato di alterazione che si può facilmente immaginare da chi s'è formato un'idea del suo carattere vulcanico, Gregorio si mise a battere, come si dice, la luna, misurando tutte le contrade della città a passi concitati, senza scopo e senza disegno, come se desse la caccia al proprio dispetto. Sentì sonare due tocchi all'orologio di piazza, e risentendosi improvvisamente domandò a se medesimo che cosa avesse fatto per ben quattr'ore. Si ritirò a casa e volle dormire, ma non potè soffocare l'acre pensiero che l'avea inseguito: onde passò la notte voltandosi come febbricitante or sopra un fianco, or sull'altro, facendo ad ogni girata un progetto di vendetta, e una risoluzione che abbandonava ben tosto. Si alzò col sole, senz'aver chiuso occhio: si pose a scrivere alla Gentilina dieci lettere, che lacerò senza finirle: pensò di spedire invece un biglietto insolente al suo rivale, poi si pentì ripigliando se stesso di pusillanimità. A quattr'occhi, a quattr'occhi, pensava, ci troveremo e.... ci parleremo. Bisogna dire che una tale risoluzione gli sembrasse per ogni riguardo preferibile all'altra, giacchè quando fu la mattina un po' avanzata, prese il cappello e n'andò difilato alla casa di Gentilina. Ella era in giardino che visitava le sue piante, e vedeva con piacere spuntare qualche gemma ai primi influssi della nascente primavera. Egli non era mai penetrato in giardino a quell'ora: pure non esitò. Gentilina era sola, lo accolse con un movimento involontario di meraviglia, ma tosto si ricompose prima ch'egli potesse avvertirlo.
— Vedete — diss'ella — come il verno ha rispettato le mie piante! Ne sono veramente contenta.
— Senza dubbio pensando alla contentezza di quelli che riceveranno i vostri mazzetti.
— Perchè no? — diss'ella con aria fina ed ingenua — vorrei sperare che non saranno sempre rifiutati come iersera. —
Gregorio avvampò di collera e proruppe con impeto. — Prego Iddio a voler versare tutta la sua gragnuola su' vostri fiori! Prego Iddio a sterminare.... — Uno sguardo tranquillo e severo di Gentilina lo arrestò d'improvviso, e rimasero alcuni minuti in silenzio. — Gentilina! — riprese egli al fine — voi non sapete il male che m'avete fatto ieri sera: voi non sapete a qual pericolo avete esposta la vita del vostro caro!... — Che dite mai? — rispose ella infingendosi. — L'odore troppo forte dei mughetti gli avrebbe forse procurata l'emicrania? Mi dispiacerebbe, povero Leopoldo! Procureremo di dargli dei fiori meno odorosi. Voi foste più cauto di lui lasciandomi il mio bouquet. Vedete, io l'ho ancora qui, e lo conservo in memoria della vostra.... compitezza.
— Gentilina, bisogna dichiararsi. Io non sono uomo da soffrire che quel Monsù mi pesti sui piedi. Voi lo preferite già apertamente a tutti gli altri che sospirano alla vostra mano. Non è giusto lusingare troppe speranze ad un tratto: ditemi il vostro pensiero: siate sincera e franca una volta.
— Il mio pensiero? Ho bisogno di dirvelo? — chiese Gentilina con tuono ambiguo quasi volendo schermirsene. — Ve l'ho detto ieri sera, e ve lo ripeto, se occorre, questa mattina perchè mi crediate sincera. Io trovo assai compìto quel giovane, e se voi dite il vero ch'ei sospiri alla mia mano, avrebbe torto a dubitare d'un rifiuto. Che ne dite voi, che dovete intendervene? Che mi consigliereste di fare? —
Gregorio rimase interdetto e non comprese la secreta ironia di queste parole. Gentilina infatti pensava a tutt'altro che ad accettare Leopoldo per marito; ma voleva vendicarsi da donna dello sgarbo ricevuto la sera prima, e dare una lezione di pazienza e di gentilezza al geloso suo pretendente. Il giovane prese la risposta alla lettera, e soggiunse: — Giacchè lo volete, pigliatevelo: io non porrò più piede sulla soglia della vostra casa. — Gentilina lo guardò e non dubitò di rispondergli seccamente: — siete padrone.