— Ma egli non mi sfuggirà sempre! Non godrà lungamente del suo trionfo!

— Io credo che saprà difendere la sua vita — diss'ella sorridendo — quando saprà ch'io ne faccio così gran conto.

— Gentilina!

— Signor Gregorio!

— Badate!

— Vi prego di lasciarmi ai miei fiori: essi m'intendono meglio di voi. —

Gregorio non aggiunse parola, e dopo essere restato come balordo per alcuni momenti, col cuore aggruppato, se ne partì mulinando nella sua mente non so quali pazzi disegni. Gentilina gli guardò dietro, e le dispiacque che avesse preso la cosa così a rovescio: pure non fece un cenno per arrestarlo. — Non mancherà tempo — diss'ella tra sè — e continuò a recidere i rami inariditi delle sue piante, col pensiero rivolto ad altro. Ella non si sarebbe giammai figurata quali serie conseguenze dovevano derivare da quel capriccio di donna, ai due gelosi rivali, e a lei stessa.

Gregorio mantenne la sua malaccorta parola. Egli era rozzo, collerico, orgoglioso, e si pose subito sopra una via falsa che doveva trarlo di passo in passo più sempre lontano dalla sua mèta. Egli aveva fraintesi i sentimenti di Gentilina, e invece di pensare a chiarirsene meglio, cominciò a sparlarne a questo e a codesto: asserì ch'ella era una lusinghiera, una civettuola; che Gustavo aveva fatto bene a trarsela dal pensiero e sposarne un'altra; che le voci che l'avevano indotto ad abbandonarla non doveano essere punto calunnie, ma verità e così via via, facendogli eco tutti coloro che trovavano il tornaconto a dar ragione a lui presente, piuttosto che a prendere le difese di Gentilina lontana. Le donne specialmente erano tutte del suo parere.

Leopoldo intanto era tronfio e vano del suo supposto trionfo. Raddoppiò le sue attenzioni alla fanciulla ed al padre di lei: e non mancava mai di mostrare a Gregorio quando lo incontrava per via qualche fiore appiccicato al vestito, foss'egli o no un presente della Gentilina e un contrassegno della riportata vittoria sul cuore di lei. Una volta, uscendo ad ora più tarda del solito da quella casa, vide il suo sfortunato rivale rimpetto alla porta. Si fermò vedendolo avanzare alla sua volta, immaginandosi tutt'altro che un incontro apertamente ostile. Gregorio lo agguantò senza cerimonie per una spalla, e gli disse con voce soffocata dall'ira: — Ebbene! v'ha fatto ella felice stasera? — Che diritto ha lei di farmi una tale domanda? — rispose Leopoldo ritraendosi d'un passo, pallido per la sorpresa e forse per altro. — Diritto o no — soggiunse Gregorio — voi mi risponderete, spero. Dove l'avete lasciata a quest'ora? — Io credo nella sua stanza.... o in giardino, — rispose Leopoldo esitando forse coll'intenzione secreta di far credere all'altro qualche cosa che fosse delicatezza il nascondere. — Voi siete discreto — disse Gregorio — e meritate una ricompensa: accettate da un leale amico il consiglio di non porre mai più il piede in quella casa.

— Ella scherza! — disse l'altro impaurito dal tuono serio e perentorio di queste parole.