Sopra una delle porte di Siena sta scolpita questa bella iscrizione:

COR MAGIS TIBI SENA PANDIT

ch'io tradurrei a chi non sa di latino:

Più largo t'apre il cor l'ospite Siena.

L'invito, come ognun vede, era seducente: ma, a pochi passi di là, avevo letto un'altra iscrizione, che tentava ancor più la mia fantasia di poeta:

PALATIUM TURCARUM.

Io vado pazzo per le iscrizioni, massime per quelle che non intendo: onde lasciai da parte la prima, che non presentava alcun problema alla mia immaginazione, e fui preso da una indomabile curiosità d'investigare l'origine della seconda: Palazzo de' Turchi! I Turchi alle porte di Siena, città della Vergine! Civitas Virginis, come sta scritto sulle antiche monete della città ghibellina!

Mentre ruminava nella mia mente una plausibile soluzione a questo quesito, fui sopraggiunto, da un carbonaio, che guidava le sue mule cariche di carbone verso la porta ospitale. — Amico carbonaio — diss'io col miglior garbo che seppi. Parlavo a un terrazzano del più garbato paese del mondo. — Amico carbonaio, sapreste dirmi a chi appartenga questo palazzo?

— Codesto è il palazzo de' Diavoli, signore.