— De' Diavoli?

— Gnorsì, ed ora ci sta un canonico.

— Scusatemi, ma costì veggo scritto: Palazzo de' Turchi, Palatium Turcarum.

— Sarà benissimo come dice vossignoria. Io non so di lettera, e mi rimetto. Già Turchi e Diavoli fa lo stesso!

— E canonici — diss'io sottovoce.

Il carbonaio rispose con un certo sorriso senese, che voleva dir tutto e nulla.

— Il canonico, signore, ci sta per convertire i Turchi e per esorcizzare i diavoli. Gli è la più buona pasta d'uomo che si conosca. Vede quella torre? Era mezzo ruinata, non so se da' Turchi o dai diavoli, ed è lui che l'ha fatta ristaurare a sue spese, sì che par nuova di getto. Ci dee avere speso di be' quattrini!

— E come bene spesi! — diss'io, dissimulando pure il mio pensiero su tutti i restauri in genere, e su codesto in ispecie.

La mia cara amica, Leopoldina Zanetti Barzino, ha disegnato per uso mio, e vorrei per vostro, o lettori, una parte del palazzo anzidetto e la torricciuola che il buon calonaco avea fatto tappare e intonacare di nuovo. Badate che la valente disegnatrice ha indovinato l'antico sotto il belletto canonicale, di che tutti gli amici dell'arte le saranno tenuti.