Ella posò la lucerna a tre becchi sullo sgabello di noce intagliato, che stava accanto a un pulito e candido letticciuolo. E auguratami appena la buona notte, uscì rapidamente, come avesse avuto paura di qualche apparizione diabolica.... o d'altra cosa che fosse.

Le lenzuola erano di bucato, e mandavano un delizioso odore di rosa e di spigo. Sullo sgabello stava un rituale colle antiche formule cattoliche per esorcizzare gli spiriti. Dalla parete pendeva un acquasantino di Luca della Robbia, colla sua frasca indispensabile d'ulivo benedetto.

Spinsi l'imposta della finestra rotonda. Era uno stellato magnifico. Gli astri scintillavano sopra una volta di fitto azzurro, tanto che la lor luce bastava, anche senza la luna, a illuminare di un misterioso bagliore la circostante natura. Sorgeva a levante la snella e fantastica torre del palazzo di città. Nessuna voce, nessun rumore turbava quel profondo silenzio, tranne il modulato singulto dell'assiolo. Se v'era notte in cui la fantasia d'un poeta potesse evocare gli abitatori d'un mondo diverso dal nostro, certo era quella.

Ma il vino di Chianti m'aveva infuso più volontà di dormire che ispirazione per una ballata alla Goethe. Quindi richiusi la finestrina, e mi coricai senza pensare nè ai Turchi, nè ai diavoli, nè alla rossa Marsigli, sultana cattolica di Costantinopoli e legittima sposa di Solimano II. Solamente, per l'abitudine letterata che mi persegue, presi in mano il rituale, e lessi la formula degli esorcismi. La lessi a metà, poichè il sonno mi sorprese, e passai dal mondo reale a quello stato d'oblìo ch'è un'altra pagina misteriosa della nostra esistenza.

Soddisfatto al bisogno de' sensi con alcune ore di sonno tranquillo e profondo, la fantasia cominciò a risvegliarsi, ricomponendo nel mio cervello le varie idee e le varie imagini che vi avevano lasciata una più viva impressione.

La prima apparizione ch'io vedessi sorgermi innanzi, fu la gentile fantesca che mi aveva augurata la buona notte. Io la vedeva come l'avessi presente, co' suoi occhi grigi e co' suoi capegli d'un biondo acceso, graziosamente rilevati sopra la fronte. Poi la nipote del calonaco ospitale mutava d'aspetto, e pur conservando il colore degli occhi e de' capelli, prendeva l'aspetto d'una donzella d'alto lignaggio, assisa su' suoi talloni secondo il costume orientale, in un chiosco elegante, rinfrescato da uno zampillo d'acqua sorgente, che ricadea mormorando in una vasca d'alabastro purissimo. L'odalisca raccoglieva le lunghe trecce de' suoi capelli fulvi entro una reticella azzurra tempestata di brillanti e di stellucce d'oro. Ella cantava, accompagnandosi con un liuto d'antica foggia, alcuni brevi ed arguti stornellini senesi.

Quando, tutt'ad un tratto, le porte del gineceo si spalancano. Alcuni paggi sfarzosamente vestiti si accostano alla gentil trovatrice e l'invitano a recarsi alla vicina moschea. Un magnifico personaggio, vestito di ermellino e ornato il capo d'un turbante di finissimo casimiro, la stava attendendo colle braccia aperte, porgendole un anello di squisito lavoro. Due altri personaggi stavano in piedi, l'uno a destra del Sultano e l'altro a sinistra. L'uno era il gran Muftì, primo interprete del Corano, l'altro il Patriarca di Costantinopoli. Il Muftì prese la mano del principe, il primate della Chiesa orientale prese quella della fanciulla, e tutti e due pronunciarono le parole sacramentali, l'uno invocando sui due sposi la pace di Allah, l'altro tutte le benedizioni del Dio d'Israele.

Ma alcuni uomini mascherati da diavoli se ne stavano in piedi dinanzi alla porta della moschea. Appena il Sultano ebbe passata la soglia, porgendo signorilmente la mano alla sua giovane sposa, quei manigoldi si gettarono sopra di lui e lo stesero morto sul suolo. Poi afferrando brutalmente la donna svenuta per lo spavento, la trassero al porto vicino, e l'imbarcarono sopra una nave pronta a salpare per l'Occidente.

Il mio sogno qui s'interruppe. Evidentemente la mia fantasia non aveva voluto imbarcarsi colla fanciulla per quel lungo viaggio di mare. Ma passato un certo intervallo, ch'io non ho dati per misurare, ecco di nuovo apparire dinanzi a me la rossa Marsigli. Il buon canonico la riceveva dalle mani de' suoi rapitori umiliati e confusi, e la riconduceva fra le braccia de' suoi genitori, che la piangevano da molti anni come perduta.

Io assistetti agli abbracciamenti, ai baci, alle lagrime di gioia che versavano i due vecchi e la giovane. Il sogno era così vero e parlante, ch'io ne provai una commozione reale, e risvegliandomi a un tratto, mi trovai gli occhi molli di pianto.