Egli aveva messo in opera tutti i mezzi possibili per rappattumare le cose; ma invano. Tentò di concertare qualche intelligenza con la fanciulla, ma ella era vegliata da un Argo; tentò di scriverle, e la lettera fu intercettata; si diede alla caccia, al biliardo, al vino, allo studio; niente giovò. Propose al padre di fare un viaggio, e il padre non era lontano dall'accordarglielo, giacchè vedeva ei pure che era un supplizio di Tantalo per esso il vivere costì; ma quando Amalia lo venne a sapere, cadde malata, e non si parlò più di viaggio.
Appena ella potè riaversi, ebbe un breve colloquio col giovine in casa d'una discreta e benevola zia. Sieno benedette le zie! Vorrei riportarvi i loro discorsi, i loro lamenti, le loro proteste reciproche; ma voi già le sapete, miei buoni lettori, le sapete meglio di me. Quante cose la povera Amalia aveva a dirgli, quanti rimproveri a fargli, quanti progetti inutili a confidargli! Ma fra tutte codeste cose ce ne fu una di buono, e fu quella che entrambi i giovani vennero ad accertarsi della propensione dei due vecchi a rappacificarsi, ove si fosse trovato un qualche mezzo termine che salvasse i riguardi e i diritti di tutti e due. Promisero di tentare ogni argomento, e stabilito un mezzo di pronta e sicura comunicazione fra loro, presero commiato non senza che la buona parente gli avesse più volte avvertiti che l'ora era già troppo tarda e pericoloso l'indugio.
Quella rottura fatale era successa nel maggio, ed eravamo già alla metà di dicembre che i due vecchi non s'erano mai parlati. Si avvicinavano le sante feste natalizie, giorni solenni in provincia, giorni principalissimi di tutto l'anno. Noi nelle grandi città a malapena ce ne accorgiamo, e se non fosse la sera di Santo Stefano, così importante per il Teatro, il Natale passerebbe come ogni altra festa dell'anno.
Ma in provincia, dove le vecchie consuetudini si conservano ancora immutabili, in provincia le feste di Natale sono un avvenimento. Chi di noi non ricorda il ceppo enorme posto a bruciare sul focolare? Chi non ricorda i lauti pranzi della vigilia, i buoni augurii reciproci di famiglia a famiglia, la messa della mezzanotte, ec., ec.?
Nella città dov'io mi trovavo, le feste di Natale erano più solenni ancora che non potreste pensare. Non so se vi è nota l'origine della parola complimento, parola ch'è già sulle bocche di tutti, ora in buono, ora in mal senso, secondo i casi. Quando papa Gregorio regolò i bisestili, espunse dal computo degli anni i giorni che sopravanzavano al calcolo, e questi giorni si chiamarono giorni di complemento. Siccome non appartenevano nè ad un anno nè all'altro, così tutto il mondo cattolico diede tregua agli affari e non pensò che a divertirsi in quel fortunato intervallo di tempo, che a dire il vero non ne meritava neppure il nome. Codesti giorni si passarono in visite, in augurii, in colloqui amichevoli, in cerimonie; cosicchè tutte quelle piacevoli occupazioni ebbero il nome di complimenti perchè avvenivano ne' giorni di complemento. Voi forse non avevate mai pensato a codesta etimologia; ma se foste vissuti in quella città l'avreste trovata probabilissima, mentre la settimana che scorre tra Natale e il Capo d'anno, vi si passa in continui e reciproci complimenti.
Or ecco come i due giovani amanti cercarono di trar partito dalla consuetudine del paese, e ciascuno dal canto suo prese a persuadere al proprio genitore essere sconveniente il continuare codesta ruggine in quelle sante giornate. L'Amalia forte della educazione religiosa che aveva ricevuta, forte dell'amor suo e dell'ascendente che dopo la morte della madre aveva acquistato sull'animo paterno, diede il primo crollo alle ostili risoluzioni del conte Filippo. La mattina della vigilia di Natale volle portare essa stessa il cioccolatte inevitabile al vecchio che non era per anco uscito dalla sua stanza, molestato a que' giorni da un sintomo di podagra. Mentre ei centellava con compiacenza la bevanda rituale osservava sottecchi la figliuola che se ne stava ritta dinanzi a lui colle mani congiunte e appoggiate sullo scrittoio.
Amalia era una bella e graziosa fanciulla; piuttosto grandetta della persona, nobile e dignitosa nel portamento. Dopo la sciagurata contesa che le aveva per la prima volta fatto sentire che cos'è dolore, il bell'incarnato delle sue guancie se n'era ito, e un pallore trasparente come di cera, le dava l'aspetto d'una clorotica. I suoi belli e lunghi capelli neri avevano cessato d'essere disposti colla cura di prima, e arrovesciati e annodati dietro la nuca in due grosse treccie annunciavano la negligenza d'una donna che ha rinunciato alla naturale civetteria della gioventù e dell'amore.
Ma quella mattina il padre la vedeva alquanto mutata: il moto delle scale, l'apprestamento del cioccolatte, e più ancora l'interna agitazione per l'arringa che preparavasi a fare, le avevano suffuso il volto di un lieve rossore come suol avvenire ai convalescenti. — I capelli avevano presa la prima foggia, e lasciati per la maggior parte all'indietro, sicchè il contorno della bellissima fronte apparisse netto e regolare; due ciocche le scendevano dalle tempie, e girando in due morbide spire le ricadevano lungo il collo e sul petto. Tale era l'acconciatura ch'era solita usare per il passato, e forse senza pensarlo, l'avea ripresa quel giorno per richiamare alla mente del padre le antiche reminiscenze, e risvegliargliene il desiderio.
Il padre la guardava in silenzio, e pensò difatti che ciò non doveva essere avvenuto senza un perchè. Egli conosceva sua figlia, e sapeva che niente faceva a caso; ma la prossima festa gli parve una ragione sufficiente di quel cambiamento, e poi ripetè a se medesimo il proverbio de' vecchi: — lascia fare al tempo: la mia figliuola avrà fatto senno, e avrà pensato a piacere a qualcun altro. — Ma l'Amalia pensava invece al suo Adolfo, e non ad altro uomo, e non sapeva come intavolarne il discorso col burbero padre. Fortunatamente egli fu il primo a parlare.
— Tu mi se' ringiovanita, figliuola mia. Così va bene! Tu cominci a conoscere che nè l'amore nè il dolore hanno ad essere eterni.