— Ah, padre mio, voi dite il vero! il dolore non può essere eterno: a lungo andare egli ne ucciderebbe; ed io confido molto nel vostro buon cuore che me ne vorrà abbreviare la durata.

— Che vuoi tu dire, figlia mia? — riprese il vecchio cominciando già a sospettare l'intenzione della fanciulla.

— Mio caro babbo, — diss'ella con tuono di voce timido e carezzevole: — non è vero che voi amate molto la vostra Amalia?

— Sì certo, e credo avertelo provato abbastanza.

— Babbo mio, io spero che vorrete darmene un'altra prova più grande e più significante di tutte.

— Sarebbe a dire?...

— Caro babbo, non v'adirate: io non posso vivere senza Adolfo. Perchè dovrebbe portar la pena delle follie e della ostinazione del padre suo? Perchè vorrete voi, babbo mio, che ci vada di mezzo la mia tranquillità, la mia vita? Babbo, ve lo dichiaro: la vostra Amalia sarà morta fra pochi mesi se voi non la consolate.

— Eh! via, ragazza; non rimettere in campo i tuoi soliti piagnistei. Fra pochi mesi tu ti sarai consolata da te. Il tempo è un gran medico: credilo al tuo babbo che ha settantaquattr'anni di esperienza.

— Babbo mio caro, il tempo non ha avuto nessuna forza nè anche per voi. Oh! non veggo io forse che voi soffrite assai per quello sciagurato accidente! Quanto siete diverso da quello d'anno! Voi vi annojate mortalmente, vi siete fatto pallido e quasi giallo. Babbo mio, se non ripigliate le vostre interrotte consuetudini, voi darete il più grande di tutti i dolori alla vostra figliuola!

— Ma che, ma che? dovrei io forse essere il primo a muovermi per andare a trovare il pregiatissimo signor cugino?