— Mi guardi il Cielo di farvi questo rimprovero. Anzi io sono tanto sicuro dell'amor vostro che questa sera sono risoluto di metterlo alla prova.
— Oh! questo poi!... interruppe la donna con quella dose di ritrosia che era conveniente alla sua posizione. Questo poi!...
— Un po' di pazienza; non date una sinistra interpretazione alle mie parole. Voi sapete quante spese ho dovuto incontrare per metter su il mio stabilimento con quel decoro e con quel lusso che sapete. Io speravo che gli affari avessero a prosperare fin dai primi momenti. Se ne sono vedute tante delle fortune! Ma tutti i paesi non sono uguali, e debbo confessarvi che finora il fatto non ha giustificato i miei calcoli. —
Giustina lo ascoltava con una cert'aria tra la perplessità e l'impazienza. Non sapeva ben vedere a che parasse questo bel ragionamento di Federico; ma la sua naturale accortezza le fece intravedere che l'esordio non doveva condurre nè ad un regalo nè ad altra cosa di buono per lei. Tuttavia dissimulò e lasciò che l'amico tirasse innanzi.
— Voi m'intendete — soggiunse Federico.
— Intendo, — rispose Giustina sbadatamente; come quella che non aveva inteso nulla, o non voleva intendere più in là.
— Dunque, ho contratto degli impegni. Per non mostrare, come si dice, il lato debole, bisogna che fra pochi giorni io sia in istato di pagare il semestre a quel satiro del padrone, e dare almeno un acconto a quello di Trieste, che mi ha venduto le mobiglie.
— Sicuro — soggiunse Giustina.
— Dunque, — conchiudeva sempre l'amico, — se io non trovo alcuno che mi dia la mano in questa circostanza, dovrò sfigurare.
— Eh certo!