— Ma che dici tu di morire? — soggiunse spaventata la madre, che non aveva mai sentita la figlia a formular quella idea.
— Mia cara mamma, — soggiunse Marta con un tuono di malinconica tenerezza insolita in lei. — Mia cara mamma! Che cosa s'ha da fare a questo mondo, e fra gente così malvagia? meglio finirla una volta, credetemi. Io ci ho già pensato. Iddio abbia compassione di me!
— Tu sei fur di te medesima, Marta! Tu non parli certo da senno! Alla fine poi tutto questo può essere una ciancia, una favola inventata dalle male lingue.
— Oh! no, mamma. Era destino, vedete. Voi stessa ne siete persuasa nel vostro interno. Oh! sono stata ben pazza a non prestar fede alle vostre parole, quando mi poneste in guardia sul carattere di Federico. Ora lo conosco assai bene! Da quell'uomo là non poteva venirmi che male. Andiamo, andiamo in chiesa. Pregate per me, madre mia! pregate per la vostra povera Marta! — Così dicendo la sventurata diede in un pianto dirotto, e non proferì più parola.
La vecchia voleva chiamar la fante per pagare il suo conto; poi pensò meglio di non darle occasione di ciarle, e si recò ella medesima al banco, dicendo alla figliuola che l'attendesse costì. Marta, come si vide sola, si scosse, asciugò le lagrime, bevette un bicchiere di vino quasi volesse reagire contro la sua debolezza, e nascose destramente il coltello entro la manica del vestito. A qual fine precisamente, nol so; forse non lo sapeva in quel punto ella stessa.
Quando tornò la madre, ella era già sulla porta, e tutte e due s'avviarono frettolose alla chiesa.
Quivi preso a parte il vecchio sacrestano, la povera Marta trasse fuori le due candele, e gli ordinò di collocarle dinanzi all'altare della Madonna. Vi aggiunse un rotolo di denaro per una messa da celebrarsi all'istante, secondo la sua intenzione. Il sacrestano prese le candele e il denaro e se ne andò senza aggiungere parola. Le due donne s'inginocchiarono dinanzi all'altare indicato, e stettero lungamente aspettando. Uscì finalmente il prete e cominciò a celebrare la messa. Marta stette tutto quel tempo immobile, cogli occhi fissi all'altare, come trasognata ed estatica. Il suo pallido volto era suffuso d'un rossore febbrile, e chi l'avesse attentamente considerata, avrebbe letto ne' suoi lineamenti le traccie di un gran dolore che tormentava quell'anima profondamente.
Levatesi finalmente di là, s'incamminarono per uscire. Incontrato sulla porta della chiesa il sagrestano, la giovane gli si accostò e gli chiese l'abitazione di quel parrucchiere triestino che dovea ammogliarsi tra breve. Il vecchio gliela insegnò. — E quando seguiranno le nozze? — domandò Marta, come per semplice curiosità.
— Credo domenica, — rispose l'altro. — Le pubblicazioni sono già fatte. Sareste voi sorella di quel buon giovane? Che sì che indovino? Andate, andate, gli farete una grata sorpresa. La sua bottega è già aperta.
— Grazie — disse Marta, dissimulando profondamente la sua emozione. — A rivederci fra poco. Badate che le due candele devono ardere fin che ce n'è. Gli è voto.