III.
Un colloquio ad un ballo.

Presa questa risoluzione non mancai di porla ad effetto, e mi feci annunziare al conte e alla contessa di V. M'intrattenni lungamente con essi de' miei viaggi, e di que' nonnulla che ognuno può figurarsi. M'informai della salute di madamigella Sofia, e mi fu detto che, tranne un po' di malinconia, ella era perfettamente felice. Nessuno mi fece parola di Antonio, ed io non doveva parlarne con esso loro; cosicchè dovetti congedarmi senza aver potuto incarnare il mio disegno. Alcuni giorni dopo ricevetti un viglietto d'invito ad una soirée dansante ch'erano soliti bandire di tratto in tratto per farvi brillare la fanciulla, e v'andai colla speranza di cogliere questa volta un momento opportuno per favellarle.

Ella comparve infatti in tutta la pompa di una disinvolta civetteria; raccolse i complimenti, i baci, le strette di mano dalle amiche invitate, raggiante di vanità soddisfatta. Le fui presentato, e sulle prime non fece attenzione al mio nome e mi balbettò le solite frasi insignificanti. Io disperava di lei. Quando nel riposo di un vals ebbi il destro di nominarle la valle di Resia, ella mi guardò fiso, ed io lei. Impallidì e senza rispondere una parola cercò cogli occhi una sedia per adagiarvisi. Io la condussi a un divano segregato dalla folla, e le sedetti accanto.

Sofia non ignorava l'antica amicizia che mi legava all'infelice Antonio, e capì bene ch'io non aveva proferito a caso il nome del luogo dov'egli s'era ricoverato. La pregai di rinunciare alla prossima quadriglia e di concedermi quel quarto d'ora di colloquio ch'io non avrei saputo come ottenere in altra occasione. Assentì.

— Voi sola, — le dissi — voi sola potete spiegarmi le ragioni che indussero l'infelice mio amico a quella strana risoluzione. Ho sentito raccontare mille stravaganze da lui commesse, le quali potrebbero non essere tutte pazzie. Ma quanto al nuovo congedo ch'egli ebbe dalla vostra famiglia, madamigella, non ho inteso parlarne in modo soddisfacente. Oh! egli è bene infelice se l'amor lungo che vi portò, i sagrifici, i miracoli che fece per sollevarsi fin presso a voi non valsero ad ottenergli un qualche ricambio di affetto....

— Signore, — ella m'interruppe — voi mi conoscete assai poco, se credete ch'io non fossi disposta a riamarlo. Ma io sono figlia, e mio padre è inflessibile ne' suoi voleri. D'altronde poteva egli vedere la sua unica figlia congiunta ad un miserabile?

— Ad un miserabile? che dite mai? madamigella: Antonio era ricco: aveva fatto immensi guadagni coll'arte sua. Voi avreste trovati in casa dell'artista tutti gli agi della casa paterna.

— Voi dunque ignorate le condizioni ch'ei proponeva al contratto matrimoniale?

— Quali condizioni?

— Ch'io avrei consentito a seguirlo immediatamente nella Resia dov'egli aveva stabilito di dimorare. Quanto alle sue ricchezze, egli le aveva tutte disposte a pagare i debiti paterni, contro i consigli di tutti gli uomini di senno, e di mio padre medesimo che non credevano punto necessario quel passo. Egli rimaneva colla sua tavolozza, e con l'incerta speranza che la fortuna avesse seguitato a favorirlo. La mia dote avrebbe potuto guarentirci dalla miseria, ma egli la ricusava: egli voleva trarmi lungi dalla mia famiglia, lungi dall'Italia, e le sue maniere erano tali che pareano giustificare le voci che s'erano sparse ch'egli avesse ancora il cervello disordinato. Io non vi dirò se, abbandonata a me stessa, sarei stata capace di accettare la sorte ch'ei mi offeriva; ma voi potete ben pensare che mio padre non l'avrebbe permesso giammai. Quando ricevette la nostra dichiarazione, diede nelle più pazze escandescenze contro mio padre e contro di me. Chiamò lui avaro, e me vana. Disse che l'amor vero non si trova più che fra le selve, e fra i barbari, e ch'egli sarebbe andato a cercarlo colà. Così dicendo scosse la polvere da' suoi piedi, e dichiarò ch'ei non avrebbe mai più riveduta la nostra casa. Qualche mese dopo ci fu riferito ch'egli si trovava nella valle di Resia, dove avea dato la mano alla vedova di un bandito, e commesse mille altre pazzie.