— Ma il vostro cuore? madamigella...

— Oh! non insultate al mio cuore, signore!... Io l'amavo quell'infelice, e sa Iddio a quali sagrifici saprei sottopormi per renderlo alla società.

— Io voglio credervi perchè siete donna alfine e non potete essere estrania a una giusta e nobile compassione. Io confidavo, madamigella, nel vostro cuore: speravo che voi m'avreste dato mano a restituire al mio povero Antonio il senno smarrito.

— Oh fosse pure! ma non è più tempo s'egli è vero ch'egli sia legato ad un'altra donna.

— Forse potrebbe non esserlo. Io me ne chiarirò ben presto. Forse egli non v'ha per anco dimenticata. Un primo amore non si dimentica mai. Promettetemi, madamigella, che voi coopererete con me.

— Ma come?

— Io parto domani per la valle di Resia; vi rivedrò al mio ritorno: datemi la vostra parola che vi presterete alla sua guarigione.

— Io sono certa che voi non vorrete compromettermi. Vi do la mia parola. —

Così dicendo per dissimulare la verità, ossia la qualità del discorso che ci aveva occupati, entrammo nel ballo e girammo a tondo cogli altri finchè la danza venne a finire. Allora io le strinsi la mano quasi per rammentarle la sua promessa, e lasciai la casa del conte di V. contento della buona piega che la cosa pareva prendere.