»— È partito il conte? — gli domandò la contessa.
»— Partito, Eccellenza: ma non può essere che all'ultima porta.
»— Richiamatelo... no... non monta. Andate. — Affacciandosi al veroncello, ella vide difatti calarsi la saracinesca dell'ultima torre alle spalle del conte Tolberto. Alla testa di cento cavalieri egli seguiva il tortuoso sentiero che mette alla valle. A poco a poco scomparve fra il folto degli alberi, e più non apparivano che a tratto a tratto gli ondeggianti cimieri e gli elmi lucenti, come l'acqua del vicino torrente percossa dal sole. Si staccò dalla finestra, ritornò dinanzi allo specchio, e mormorò di nuovo: Si amavano! In questa parola e nell'accento con cui veniva da lei proferita, più che l'amarezza d'un amore tradito, si sarebbe sentita l'onta dell'offeso orgoglio e la gioia atroce della vendetta. Infatti essa non amava Tolberto, e poco importavale che egli conservasse ad altri un amore che non sapeva apprezzare; ma l'idea che un'orfana oscura e plebea, una persona vile, di cui faceva assai meno conto che del proprio falcone, avesse osato alzare pur il pensiero ad occupare il posto che s'aspettava a lei per diritto di nascita e per patto nuziale, quest'idea le era insopportabile, e non potendo distruggerla in altra forma, pensò di annientar la persona a cui si legava. Bianca era morta nel suo pensiero, nè le restava a determinare che il modo di spegnerla.
»Povera Bianca! forse ella non era colpevole che di un moto inavvertito del proprio cuore. Nata nel castello, come vi dissi, o raccoltavi fin da' primi anni, non avea conosciuto altri oggetti degni di riverenza e d'amore che i suoi padroni. Il conte Tolberto l'avea veduta crescere sotto i suoi occhi in età, in bellezza ed in senno. L'avea spesse volte tenuta sulle ginocchia, palleggiata sulle robuste braccia, accarezzato colle mani avvezze alla lancia i neri e lunghi capelli dell'orfanella; ma tutto questo, come avrebbe fatto ad un bello e prediletto levriere, al generoso destriere che solea cavalcare ne' torneamenti. I suoi principii erano assai diversi da quelli de' suoi coetanei; le sue abitudini, mansuete ma non molli, lo portavano a qualche cosa di più virile che non sarebbe stato un amoretto con una povera fanciulla che risguardava come sorella, e avrebbe difesa contro chiunque avesse osato oltraggiarla. L'orfanella dal canto suo, giovanetta ancora di sedici anni, non avrebbe saputo nutrir pel suo signore altro sentimento che una specie di culto, un rispetto misto d'infantil tenerezza, come di figlia. Solamente quando Tolberto menò a moglie la Caminese, sentì quel sentimento farsi più profondo e più malinconico. Forse confessò a se medesima un affetto, che non avrebbe confidato nè pure all'aria, e men che a tutti, a colui che, senza saperlo, n'era l'oggetto. Gli aspri costumi della sua signora le avean fatto pensare alcuna volta all'ingiustizia della fortuna. Ne' suoi sogni verginali avrà detto talora: Oh! s'io fossi in lei, di quanto amore vorrei circondare un cavaliere così buono e così compìto! E ricadeva, così pensando, in una cupa tristezza, finchè il cenno dell'astiosa signora la scuoteva dal suo vaneggiamento, per ricondurla alla trista realtà della vita. I duri trattamenti che sosteneva, le parevano alcuna volta una giusta espiazione del torto che involontariamente le recava pur nel pensiero; e poi l'amore infinito che l'anima sua sentiva per il conte, si tramutava in una specie di riverenza per tutte le persone, per tutte le cose che appartenevano a lui. Quindi Aica medesima le era, se non cara, almeno rispettabile, e si sarebbe guardata dal torcerle pur un capello, come se il conte dovesse risentirne il dolore. Povera Bianca! allevata come figlia dalla vecchia contessa, ella aveva educato il cuore a sentimenti così squisiti, di cui nessuno avrebbe in lei sognato nè pur l'esistenza: il suo cuore, nello svolgersi de' suoi sentimenti, l'aveva innalzata tant'alto, che, mancando d'un legittimo scopo, doveva di necessità trovare il suo giornaliero martirio nella sua stessa virtù. Forse il conte l'aveva indovinata, e forse no: Aica non l'avrebbe potuto senza la sua confessione. Ed ecco ciò che la povera Bianca avea confessato: avea confessato d'amare il proprio signore; che quella lagrima, era una lagrima che la partenza di lui le avea strappato dal cuore; e non disse, e forse nol sapeva, come più che d'amore, era una lagrima d'indignazione per le villane parole con cui la superba sposa avea risposto alla officiosa cortesia del marito! Ma questo era bastato ad Aica: da questi indizi leggeri e incolpabili ella avea fabbricato nella sua mente la colpa. Finse a se stessa un amore che non avea per Tolberto, pure per rendere più legittima la punizione che serbava ad entrambi.
»Voi sapete in qual modo l'orribile donna si vendicasse. La giovinetta disparve agli occhi di tutti quel giorno medesimo. Nessuno ne parlò. Il conte, ritornato al castello dopo due mesi, seppe ch'ella era morta, e non chiese più là.
»Dopo due secoli, ristaurando la camera della torre contigua all'appartamento, si trovò murato nella parete lo scheletro d'una fanciulla.»
III.
Terminata questa tetra istoria, narrata dall'ospite mia, con meno pretensione drammatica ma con più verità, chè tutte le sue parole uscivano vestite di quell'accento che solo può dare l'intima persuasione del vero, primo il Franceschi, e poi ciascuno della brigata si provò a dare alla conversazione un colore più gaio. Ma per quanto ognuno si sforzasse a celiare sulle antiche leggende, e non si risparmiassero le più lepide allusioni, non ci fu verso di rallegrare i nostri spiriti, tanto erano rimasti sopraffatti da quel racconto.
Intanto l'ora s'era fatta assai tarda, e m'accorsi che gli ospiti miei non erano abituati alle nostre veglie cittadinesche; onde mi credetti in obbligo di gittare una parola sull'ora tarda e sulla mia propria stanchezza. Il Franceschi alzandosi senza più, si scusò di non mi poter alloggiare convenientemente in sua casa, e disse che m'aveva fatto apprestare una camera nel castello. — Già voi, soggiunse, non m'avete faccia da spaventarvi, se pure la Donna Bianca si pensasse di farvi una visita!