Non mi fu possibile aver più contezza di quell'infame. L'avvilimento e l'obbrobrio mi circondavano; il punto favorevole della mia fortuna era passato per non tornar più. Mi gittai di là a pochi giorni sul letto deserto dove una lunga malattia distrusse le reliquie della mia bellezza, e quel poco di denaro che lo scellerato non aveva avuto il tempo di portar seco. Convalescente ancora dovetti sloggiare da quell'appartamento ed ebbi un ricovero presso una vedova che viveva con due figliuole nel quarto piano di questa medesima casa: qui sotto, signor mio, sotto questo miserabile granaio che mi aspettava nell'ultimo stadio della mia vita.

CAPITOLO V.
Quarto piano.

Il mio soggiorno nel primo, nel secondo e nel terzo piano di questa casa, non può chiamarsi che un rapido passaggio; e queste splendide reminiscenze passano nella mia immaginazione come una veloce fantasmagoria. Il quarto piano doveva offerirmi un asilo più modesto e più lungo, tanto che rispondesse ai primi quindici anni d'innocenza e di noncuranza; quando avevo un padre, un padre come ve lo descrissi, ma pure un padre. Oh! ve l'assicuro, signor dottore, io darei tutta la mia vita, comprese quell'epoche più venturose, per un solo di quei giorni, tutte le gioie inebrianti dell'amore e dell'ambizione, per una di quelle carezze infantili; tutte le gemme che circondarono le mie braccia e la mia fronte per uno di quei nastri ch'io ricevevo senza rimorso! Nel quarto piano mi trovai inopinatamente madre di quelle due sfortunate le quali perdettero da lì a poco tempo la propria. Vi lascio immaginare quali tristi esperienze del mondo e della società io doveva comunicare alle due sorelle le quali avendo esercitato il mestiere di crestaie, erano pur troppo disposte a trarne profitto.... Non si stanchi la vostra pazienza d'ascoltare lo stadio più compassionevole della mia carriera, la storia dei vent'anni ch'io passai con esse e poi.... resterà libero al vostro cuore di concedermi una lagrima di pietà o l'ultima esecrazione che aggraverà la mia vita. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quando io fui a questo punto del giornale manoscritto che per caso m'era capitato alle mani, e cominciavo a provare un vivo interesse, voltai carta, desideroso di conoscere la fine di questa storia o romanzo che fosse. Ma il foglio susseguente era stracciato, e misi invano sossopra tutto quello scartafaccio, e tutto lo scrittoio del buon dottore per rinvenirlo. Dovetti starmi contento a formare le mie supposizioni, e a completare colla fantasia la lunga lacuna. Ma siccome io posso aver fatto qualche giudizio temerario, non vorrei rendermene responsabile presso i miei lettori, e lascio all'immaginazione di ciascheduno la libertà d'indovinare ciò che manca.

Il giornale ripigliava con queste parole ch'io pongo religiosamente come le ritrovai. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . c'ingiunse di lasciar libere quelle stanze ch'egli aveva intenzione di purgar da ogni mal odore, affittandole a un povero ritrattista che sarebbe venuto ad abitarvi fra otto giorni in compagnia della sua onesta e virtuosa famiglia.

— E così — soggiunsi io — voi saliste ancora alquanti gradini e veniste ad abitare il soffitto di questa casa.

— Appunto signore, — rispose la vecchia — e qui dimoro fin da quel tempo, guadagnando il pane colle mie mani, un pane scarso ed incerto, bagnato dai miei sudori e dalle mie lagrime, le quali se basteranno mai ad espiar le mie colpe, non potranno così facilmente eguagliar la gravezza delle mie miserie. Io ho l'ufficio di spazzar tutti i giorni quei cento e venti scalini che voi aveste la bontà di salire per recarmi i vostri conforti, e che per quanto gravi vi siano parsi, non potrebbero mai suscitarvi la centesima parte dell'amarezza che risvegliano nell'anima della povera Margherita.

— Consolatevi — io dissi: — meglio un pane guadagnato colle proprie fatiche, che una ricca fortuna da doversi scontare co' rimorsi. Finalmente questa casa non ha alcun piano superiore che vi resti a salire.

— Tranne il cielo — rispose piangendo la vecchia con una tal aria di compunzione che poteva renderla degna di questa novissima delle umane speranze.