Il fanciullo girò gli occhi al cielo quasi dicesse: Dio c'è per tutti. Procurerò di guadagnarmi il pane.

— La mamma mi mandava all'asilo, e vi ho imparato a leggere e a scrivere... ma un mestiere... alfine ce n'è tanti dei mestieri. Farò il cenciajuolo.

— Il cenciajuolo?

— O quello o un altro: tanto ch'io viva... e se non potessi riuscire... laggiù dove sta ora mia madre, c'è luogo anche per me. Perdonate, signora, se vi attristo con queste idee.

— Vuoi tu venire da noi? Abbiamo tanta gente per casa. Uno più, uno meno... dirò al babbo che ti prenda.

— Io non saprò far nulla.

— Sì, sì, ajuterai il giardiniere ad annaffiare le piante. Aspettami, ch'io ritorno. —

Angela, come potete pensarlo, andò difilata dal padre che stava appunto vestendosi, gli raccontò la cosa e ottenne senza fatica la grazia. Senza aggiunger parola, cercò le chiavi del cancello, corse giuliva ad aprirlo, ed introdusse il povero Cosimo che, come trasognato, obbediva macchinalmente alla sua salvatrice.

IV.

— Mancava questo coso al vivaio di mia nipote! — disse la zia tra la beffa e la stizza.