—E dàlli con la storia. Dimmi almeno cosa è questa tua storia, o piuttosto questa storia di Lacedonia, che dici di sapere.
—Io? Ma sei rimasto Ciccillo! Vai dunque a parlare a fanciulli. Di Lacedonia non so niente io. Sto a casa mia e fo i fatti miei.
—Che razza dunque di storia è la tua?
—Non è storia di Francia o d'Inghilterra. È storia generale come la filosofia.
—Dì ugualmente.
—E mi maraviglio come tu, che sei un filosofo, consulti un teologo.
—Dì ugualmente, mio caro.
—Farò io il filosofo. Guardiamo ai piccoli centri elettorali. Credi tu che là ci sieno tutte le idee e tutti i sentimenti del romanzo che ti frulla pel capo? Piglia paesi su per i monti, dove si va talora a dorso di mulo, senza circolazione di merci e d'idee, e miracolo se ci arriva un giornale o un mercante che vi rinnovi un po' l'aria. Gruppi di paesi intorno a qualche paese più grandetto, dove appena è se sopra a quel bassofondo si elevi uno strato meno superficiale di mezza coltura e di mezza fortuna. Vai innanzi, in centri più popolosi, meglio accarezzati da natura o arte, e troverai nuovi gradini di quella scala sociale, alla cui sommità è il tuo romanzo. Capisci ora?
—Non capisco niente affatto. Vuoi farmi il ritratto del collegio.
—E da capo. Fo storia generale io. E poichè hai il cervello duro, puta caso che siamo in America. Tutto il mondo è paese. O credi tu che anche in America non ci sieno questi bassi gradini della scala sociale? E se tu capiti là, che cosa è De Sanctis? È uno scrivano, dirà qualcuno che ha saputo che tu scrivi. No, è un letterato; correggerà il saputo del paese. E cosa è un letterato di rimpetto a un avvocato? ripiglierà tutto impettito qualche azzeccagarbugli. E per poco non ti farà una lezione di grammatica qualche sugainchiostro...