—Intendo. E' quella tale arte, su cui puoi stampare un libro.
—Sicuro. E in primis hai a sapere che ogni elettore è sovrano, e se ne tiene, e vuol essere trattato col lustrissimo, e più è giù in quei tali gradini, e più gli hai a fare la corte e te gli hai a professare umilissimo servitore. Tu non hai scritto, metto pegno, nessuna letterina così inzuccherata. E vuoi essere un omo serio. E poi ci vuole il poscritto, qualche cosa che più lo solletichi e gli vada ai versi. T'hai da fare un modello, un segretario ad uso degli elettori, secondo tendenze, caratteri, bisogni. Senza questa statistica non hai base. Che dolce cosa vedersi un sarto o un barbiere capitare a casa un bel dì un bel biglietto di visita, o una letterina profumata, sì che l'incenso gli monti al cervello, e se ci fosse un timbro poi, oh che cosa! farà gli occhioni, e dirà: dee essere un pezzo grosso costui! E più le sballi grosse, e più ne hai credito. Essere il barbiere di una eccellenza! ma il barbiere si mirerà allo specchio, e si liscerà i baffi, e dirà: quanto son bello! Sul collegio pioverà oro da tutte le parti, false monete che parranno di zecca a quei grulli. E che bei sogni vorranno fare!... Che bel tocco di sottoprefetto sarò io!—Agente delle tasse! Scorticato, scorticherò io a mia volta! Sostituto procuratore del Re! meglio non ci pensi, che il capo mi gira.—Cavaliere! mi chiameranno cavaliere! gli è come dire conte o barone, e sarò barone anch'io.
—Le son tutte baronate coteste, mio caro.
—Lasciami dire. Poi, in questi piccoli centri, il mondo comincia e finisce lì. Il campanile è la stella maggiore di quel piccolo cielo. E in quelle gare, in quelle gelosie, in quelli che tu chiami i pettegolezzi municipali è tanta passione, quanta è, poniamo, tra Francia e Germania. Ciascuno ha la sua epopea a modo suo. L'epopea del fanciullo è il suo castello di carta. E l'epopea loro è l'assalto al municipio. E tu chiami tutto questo pettegolezzi. E vuoi essere deputato di tutti, che è a dire di nessuno. E vuoi essere un omo serio. Ma un omo serio dee usare ogni industria per tener vive quelle gare, e vellicare le passioni, e incensare le vanità, e suscitare le rivalità tra un paese e l'altro, tra una famiglia e l'altra. Così ti farai il partito. L'entusiasmo è fuoco fatuo. Passioni e interessi, questa è la pasta umana, lì è la base di operazione.
—Basta, basta.
—Ma noi siamo appena all'abbicì. Bada alle chiavi.
—Che chiavi?
—Alle chiavi delle posizioni. Tutti questi sovrani hanno poi chi è sopra a loro, e li fa ballare, ed essi credono di ballare loro, e ballano il ballo suo. Ciascuno di questi centri ha qualche ricco sfondolato, qualche leguleio cavilloso, qualche camorrista, che anche in America ci sono i camorristi, un sopracciò che comanda a bacchetta e lì è la chiave. E il punto sta ad indovinare la chiave. Il tuo romanzo ti dice che bisogna tenersela con gli onesti, brava gente ma poltrona e sconclusionata. E se vuoi sentire la storia hai a tenertela coi forti, leoni o volpi che sieno, e meno hanno scrupoli, e più sono efficaci, gente come si deve, che ti sa bene ordire le fila...
—Ah cinico di un Teologo, proruppi io.
E mi passai la mano sulla fronte, come per cacciarne quei fantasmi, e mi gittai di letto, e apersi la finestra, e presi una boccata di aria fresca. Era già l'alba, quel po' di luce dissipò le nebbie del cervello e mi parve di aver fatto un cattivo sogno.