Eppure cosa è l'uomo! Non sapevo difendermi di una certa ammirazione innanzi a quella inflessibilità, inesorabile come un calcolo. Ed era in virtù di un calcolo, che quelli comandavano alla volontà e la riducevano una macchinetta aritmetica. Prima spacciavano essere il mio nome una comparsa e che disprezzavo il collegio, e non volevo saperne di loro. E quando poi videro, malgrado ciò, la mia candidatura divenir seria, la resistenza fu appassionata, incivile, cavillosa. Il loro calcolo, o forse del loro principale che li comandava col telegrafo, era questo, di pungermi nel mio amor proprio, nella gentilezza della mia natura, e farmi maledire il momento ch'ero entrato in quel ballo ignobile. E ora, venuto io, mancato ogni pretesto, le istruzioni erano quelle medesime, come avevo visto in Lacedonia e in Calitri, e vedevo sotto una forma più provocante in Andretta. Il calcolo avrebbe fatto onore ad un gesuita, ma gli mancava la base, fondato su di una imperfetta conoscenza del mio carattere. Lo ingegnoso autore dimenticava quanta vena di disprezzo e d'orgoglio era nella mia natura, e quanta energia sarebbe uscita di quella vena. E in verità se l'elezione fosse corsa liscia, poco avrebbe attirata la mia attenzione, e forse le cose sarebbero andate altrimenti. Ma quell'accanimento mi svegliò, visto in quistione anche innanzi alla Camera l'onor mio e de' miei amici e dei miei elettori, che ignobili cavilli rendevano sospetti di brogli. A poco a poco nel mio spirito a quella lotta mezzo incosciente degli elettori si sostituì una lotta cosciente di due anime, e volevo vederla spirare quell'anima lì innanzi a me. In questo c'era del satanico; ma non voglio parer migliore che non sono; e scrivendo, la sincerità è un obbligo, e soglio mostrare tutte le nudità del mio cuore. Quel voler giocare con le mie affezioni più sante e più delicate me le rendeva più vive quelle affezioni, e purificava il mio orgoglio e mi sublimava, addivenuto quasi il loro custode e il loro vindice. Sicchè quel gioco riusciva a un effetto contrario, e si vide ancora una volta, come gli uomini a forza di abilità riescono inabili, e talora sciocchi.

Giunto a mezzo del discorso, e propriamente alle cavillose proteste di Andretta, vidi il protestante[66] che mi stava quasi di rimpetto, e gli dissi pacatamente: quelle proteste non andavano fatte, certe cose, vere anche, non vanno divulgate, quando ci va di mezzo il decoro della patria. Pure vi ringrazio; perchè senza quelle proteste non sarei vostro deputato, risoluto come ero di accettare Sansevero, e a nuova elezione forse quell'altro sarebbe ito alla Camera.

Rimase stupito di un effetto così contrario alla intenzione, e forse in cuor suo dovè chiamare una bestia il sottile architetto di quei cavilli. Ah! povero innocente! E forse non comprese neppure l'ironia del mio ringraziamento. Ma non sanno quello che fanno, diceva il Cristo.

Finii e nessuno fiatò, e l'oratore non rispose. Erano convinti? alcuni sì, le loro facce si spianavano. Notai fra questi l'oratore, e gli diedi una stretta di mano. M'avviai per uscire, e dissi così camminando: badate che un solo voto contrario qui, nel mio mandamento, mi sarà un colpo di pugnale. Rimasero un momento come percossi, e tirarono il collo indietro.

—Ma via diteci la verità, sarete proprio nostro deputato?

—E ancora ne dubitate? da voi dipende.

—E poichè dipende da noi, dovè dire in cuor suo qualche biricchino, vuoi star fresco. Te ne daremo dei colpi di pugnale, te ne daremo.

Tornato a casa, mi gittai sul letto e mi addormentai. Le immagini giocavano nel cervello. Ed ecco, di una in un'altra, balzarmi avanti l'oratore, e fare il mio panegirico in tutta regola, e il protestante battere le mani e gridare: Onore al nostro deputato, al gran patriota, al grande scrittore! E mi vedevo molta folla intorno, e tutti mi applaudivano, e il mandamento era lì tutto intero, e pareva una persona e una voce.

Mi svegliai. Era un sogno! Ma i sogni, dicono, sono presagi.